01.06.15 Corriere economia – Giustizia amministrativa – Al via il cantiere delle riforme

Svolte Le misure contro i processi lunghi e i ricorsi al Tar che frenano il Paese
Ridurre i tempi della burocrazia, non indebolire le strutture con i distacchi. E si riapre la partita delle società tra avvocati

S i torna a parlare di futuro e cambiamenti nel mondo degli avvocati italiani. La riforma della giustizia amministrativa e le società tra professionisti sono due tra i temi più «caldi» sul tavolo. In merito alla giustizia amministrativa, non accenna a calare l’eco di chiedere a gran voce una riforma che ne velocizzi l’iter. I casi più controversi sono stati quelli delle decisioni sulle elezioni in Piemonte, sugli appalti per i lavori sul torrente Bisagno in Liguria in relazione ai disastri provocati delle inondazioni e quello delle grandi navi a Venezia.
La proposta

«Polemiche pretestuose – avverte Umberto Fantigrossi, presidente dell’Unione nazionale degli avvocati amministrativisti – proprio per i casi citati è facile accertare che gli eventi negativi, e in particolare i tempi lunghi degli interventi, trovavano la loro origine autonoma nelle condotte amministrative e non nelle sentenze dei giudici». È innegabile però che esista la necessità di una riforma del sistema di giustizia amministrativa. «È vero – concorda Fantigrossi -. L’avvocatura specializzata è impegnata, dall’inizio dello scorso anno in particolare, nell’elaborare una riforma intelligente della giustizia amministrativa. Abbiamo formulato proposte concrete: occorre assicurare il massimo grado di efficienza e imparzialità ponendo fine alla prassi del distaccamento dei magistrati amministrativi presso gli apparati burocratici dello Stato o altre organismi. La “fuga” dei magistrati verso altri incarichi depotenzia l’azione della giustizia e introduce elementi di potenziale conflitto, soprattutto poiché spesso il distaccamento avviene all’interno di istituzioni che sono potenzialmente parte di giudizi».
L’apertura

«In questa nostra realtà sempre più complessa – spiega Andrea Zanello, membro del direttivo dell’Associazione nazionale forense– nuovi settori di intervento si aggiungono ai tradizionali ambiti di attività, oggi ancora descritti con concetti come civilista, penalista, amministrativista, lavorista, familiarista che non soddisfano più, perché troppo generici. C’è l’esigenza di una precisa conoscenza della domanda e del mercato. Dobbiamo individuare e cercare di occupare i nuovi spazi di intervento che il mercato ci offre, di volta in volta in sana concorrenza e in stretta collaborazione con le altre professioni».

 

Al momento però la legge forense non ammette società tra professionisti mettendo in evidenza le incompatibilità tra diverse categorie. «Le professioni intellettuali hanno problemi comuni che si chiamano autonomia, indipendenza, deontologia – aggiunge Zanello – ed è evidente, ad esempio, l’interesse di un avvocato lavorista ad operare in sinergia con un commercialista, con un consulente del lavoro, con un fiscalista o con un medico legale».

 

In compenso il governo ha da poco varato una legge in cui apre alla possibilità di società tra professionisti anche con socio di capitale. «Il provvedimento del governo presenta evidenti criticità – afferma il segretario generale dell’Anf, Ester Perifano – che, però, nell’iter parlamentare, potranno essere rimosse. Non è più il tempo di arroccarsi, restituendo l’immagine di una categoria chiusa all’evoluzione del mondo che ci circonda, ma è ora di cambiare passo. L’avvocatura deve raccogliere la sfida che la società sta lanciando: partecipare alla politica del Paese, nel segno di quella domanda di cambiamento che attraversa tutti i settori, e da cui non possiamo auto-escluderci».

 

VISUALIZZA L’ARTICOLO SULLE PAGINE DEL CORRIERE ECONOMIA