01.08.2013 Il Manifesto – Conciliazione al «migliore offerente»

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IN-CIVILE
Qualsiasi opinione ne abbiate, il decreto legge 69/2013 è riuscito in un’impresa titanica, impensabile altrimenti: convincere l’avvocatura circa la bontà di una mediazione-conciliazione obbligatoria che nei passati due anni aveva boicottato in coro, fino a ottenerne la bocciatura suprema. Questo, ovviamente, volendo sintetizzare al massimo la storia, poiché in realtà il merito reale dell’impresa suddetta va ascritto non già al governo e al testo che i nostri larghi-intenditori hanno messo fuori in quel del 21 giugno scorso, bensì ai solerti deputati che hanno lavorato ai fianchi la formula governativa, limandola e tagliandola, arricchendola e persino stravolgendola (sostengono i cattivi) fino a licenziarne una talmente gradevole al palato forense da ottenerne il plauso unanime. Fuor di dubbio che la norma, così come è uscita da Montecitorio – e si spera resti a Palazzo Madama -, è di gran lunga migliore della precedente. «Innanzitutto, si è ottenuto che il primo incontro di fronte al mediatore sia gratuito nel caso non si raggiunga l’accordo, in modo da non gravare sul cittadino che chiede giustizia», esordisce Ester Perifano, segretaria generale dell’Associazione Nazionale Forense. Alla voce costi aggiuntivi, si colloca anche la modifica apportata alla proposta governativa di attribuire al ministero il potere di stabilire le indennità. Secondo il testo approvato alla camera, invece, si lascia libertà di tariffa: pertanto, se vi capitasse di dover ricorrere a un mediatore per risolvere una controversia, o prepararne lo sbocco in giudizio, sappiate che potrete scegliere coniugando qualità e prezzi, fino a trovare quello che a voi risulti il miglior offerente. «Sempre tenendo conto della competenza territoriale, il che è molto meglio di prima quando si consentiva che una lite di Brescia fosse catapultata su un organismo di mediazione ad Avellino», spiega Perifano.
Di gran soddisfazione per gli avvocati è poi la norma secondo cui l’accordo raggiunto e sottoscritto dalle parti in sede di mediazione diventa un titolo esecutivo: «Posso farlo valere subito, equivale a una sentenza. Si tratta di una norma che, come avvocati, dobbiamo utilizzare al meglio, poiché significa che siamo in grado di svolgere e risolvere la causa da soli, il che è positivo anche di fronte al cliente».
Ovviamente, di massima soddisfazione l’avere introdotto l’assistenza tecnica obbligatoria, ovvero la presenza di un legale agli incontri di mediazione: «Non è stato necessario insistere, i parlamentari si sono convinti sulla base dei dati ministeriali, in base ai quali si diceva che, nel periodo in cui è stata vigente, la mediazione aveva visto l’85 per cento dei casi registrare la presenza dell’avvocato». L’Anf valuta positiva anche la modifica apportata al capitolo dei giudici ausiliari che saranno chiamati a smaltire l’arretrato civile delle corti d’appello. Sarà titolo di preferenza, infatti, essere iscritte/i agli albi dell’avvocatura da almeno cinque anni, aumentando così le possibilità per i giovani professionisti a discapito (ed era ora) dei magistrati in pensione (che già godono di cachet a parecchi zeri).
Resta sospesa l’altra rovente questione, intitolata alla revisione della geografia giudiziaria: «Abbiamo criticato la riforma non per le intenzioni ma per la proposta concreta. In realtà, avremmo dovuto reagire in modo più costruttivo, suggerendo noi stessi le soppressioni che sappiamo essere necessarie e imponendo le rettifiche altrettanto indispensabili». L’attuale sistemazione proposta comporta molte incomprensibili scelte (si pensi all’abolizione del tribunale di Andria, che conta un bacino di 100 mila abitanti), ma è quasi certo che sarà confermata così com’è: «In tal caso, il governo deve garantire l’avvio del processo civile telematico sull’intero territorio nazionale entro il 30 giugno 2014, come previsto dalla legge».
 
 
Daria Lucca