02.02.17 Corriere del Mezzogiorno – Ordine degli avvocati, è caos la Cassazione annulla il voto

Azzerate le interpretazioni che si sono accavallate nel corso dei mesi, cancellati i dubbi e anche lo scambio di dichiarazioni incrociate spesso accompagnate da aspre polemiche: adesso quello che conta è la decisione della Cassazione. Che scrive la parola fine sulla questione delle elezioni del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bari e con una sentenza senza rinvio annulla il verdetto delle urne relativo al quadriennio 2015-2018.

I giudici hanno accolto il ricorso presentato dagli avvocati Emilio Toma e Loredana Papa in rappresentanza del sindacato degli avvocati di Bari e Associazione nazionale forense. Che avevano deciso di rivolgersi alla magistratura contestando le procedure e invocando l’annullamento dei risultati elettorali. Proprio per chiedere lo stop a quel regolamento, era stato presentato un ricorso al Tar del Lazio, che aveva accolto le istanze presentate affermando l’illegittimità di due articoli del regolamento ministeriale sulle modalità di elezione dei componenti degli Ordini professionali: Si tratta delle norme che consentono a ciascun elettore di esprimere un numero di preferenze pari a quello dei candidati, danno la possibilità di presentare liste con un numero di candidati uguale a quello dei consiglieri da eleggere e prevedono schede con un numero di righe equivalente a quello dei componenti del consiglio. In buona sostanza, e al di là del burocratichese giudiziario, secondo i ricorrenti non sarebbe stato tutelato il pluralismo e neanche l’equilibrio di genere.

L’annullamento del regolamento ministeriale è stato confermato anche in secondo grado. Ma il Consiglio nazionale forense ha respinto il reclamo con cui veniva chiesto di non applicare le norme in quanto non conformi alla legge; nello stesso tempo, sindacato e Associazione nazionale forense hanno chiesto l’annullamento delle elezioni, il tutto attraverso un ragionamento basato sulle nuove regole cristallizzate dall’orientamento della giustizia amministrativa. Comunque sia, dal Consiglio nazionale forense è arrivata risposta negativa.

Il reclamo è stato infatti giudicato inammissibile dal Cnf per tre motivi: le disposizioni sono state attuate con l’assenso, sia pure non manifestato, dai ricorrenti che avevano presentato una lista con un numero di concorrenti pari ai consiglieri da eleggere; inoltre – sempre secondo il Cnf – la non applicazione del regolamento non rientra nelle facoltà del Consiglio nazionale forense; infine, non è stata ravvisata illegittimità costituzionale con riferimento alla parità di genere. Risultato: il caso è approdato in Cassazione. Dove i giudici hanno accolto la linea prospettata dagli avvocati Toma e Papa annullando la decisione del Cnf senza rinvio.

«La sentenza impugnata – scrivono i giudici – deve essere cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, poiché le operazioni elettorali si sono svolte in applicazione di norme regolamentari illegittime, la Corte può decidere la causa nel merito, annullando le operazioni elettorali predette».

Insomma, per il consiglio dell’Ordine di Bari, il quarto in Italia per numero di iscritti, è tutto da rifare. «Era stato creato un danno per tutta la categoria, le istituzioni vanno salvate», dice il segretario del’Associazione nazionale forense, Luigi Pansini, mentre il presidente dell’Ordine, Giovanni Stefanì, non nasconde le proprie perplessità e dichiara: «Non condividiamo la decisone della Cassazione perché all’epoca delle elezioni le regole erano legittime». «In questo modo la volontà popolare non viene rispettata», dice chiaro e tondo Stefanì. Il quale si dice inoltre preoccupato per la sorte dei servizi offerti ai legali baresi. «Nel corso di questi anni abbiamo intrapreso tante iniziative, dalla onlus per gli studi in situazioni economiche difficili al progetto per l’alternanza scuola-lavoro: speriamo – aggiunge – che tutto questo non vada disperso». Fatto sta che adesso all’orizzonte si affaccia la nomina di un commissario, che sarà nominato dal ministero della Giustizia su delega del Consiglio nazionale forense. «L’importante – dice Stefanì – è che si faccia presto: ci dicano se possiamo procedere con l’ordinaria amministrazione o dobbiamo invece bloccare tutto».