03.04.17 Italia Oggi – E’ possibile un nuovo mercato per i legali

La professione punta sulle specializzazioni per ritrovare linfa vitale
Mentre entra nel vivo la nuova stagione della rappresentanza della categoria, gli avvocati attendono la conclusione dell’iter del ddl Concorrenza e l’avvio del progetto relativo all’equo compenso La possibilità di interloquire con le istituzioni è un valore aggiunto della categoria
a ricerca di nuovi spazi di mercato per l’avvocatura sta dando i suoi frutti: i più vicini sono la conquista di un ruolo nelle procedure di divorzio breve e negoziazione assistita (l’accordo col quale le parti, assistite da uno, o più legali, convengono di risolvere in via amichevole una controversia, come disposto dalla legge 162 del 2014) e nella regolamentazione delle unioni civili (la legge 76/2016). Ad esortare il legislatore a conferire ulteriori competenze sono il Consiglio nazionale forense presieduto da Andrea Mascherin e le principali associazioni di categoria, ossia l’Anf (l’Associazione nazionale forense guidata da Luigi Pansini), l’Unione delle camere civili (con al vertice Laura Jannotta), l’Unione delle camere penali e l’Aiga. Nel frattempo, la rappresentanza politica degli avvocati vive una stagione di grandi mutamenti, poiché nell’ottobre 2016, a Rimini, al XXXIII congresso, è stato approvato il superamento dell’Oua in favore di un Organismo congressuale forense, che si sta delineando in questo periodo; con esso, hanno fatto sapere le associazioni, sarà poi possibile costruire «un rapporto nuovo sotto il profilo della rappresentanza». Nell’attuale governo, comunque, i legali possono contare su un’ottima interlocuzione con il ministro della Giustizia Andrea Orlando che, all’inizio del 2016, li aveva lodati per l’impegno profuso nell’avvio del processo civile telematico: gli atti depositati in un solo anno da parte di avvocati e professionisti, aveva detto, sono stati «oltre 6 milioni e mezzo». A seguire, nell’assise di Rimini, il Guardasigilli ha annunciato un disegno di legge sull’equo compenso dei legali, utile a rendere più equilibrati i rapporti con la clientela di «peso», come ad esempio gli istituti di credito bancario. Novità, infine, possono giungere dal ddl sulla Concorrenza, che secondo il leader dell’Anf «consentirebbe all’Avvocatura di disporre,con le società anche tra diverse figure professionali di diversi modelli per una migliore organizzazione del lavoro».Mezzo secolo di Aiga

Nel 2016 ha raggiunto il traguardo del mezzo secolo di vita l’Aiga (l’Associazione italiana dei giovani avvocati). Venticinque anni or sono è iniziato il «cambio di pelle» per quella che era prima un’associazione culturale con finalità scientifiche e che, poi, «a partire dagli anni 1999/2000 quando fu costituita la Fondazione Tommaso Bucciarelli», ha iniziato a «discutere anche di politica forense e di rappresentanza» della categoria, rivolgendo sempre l’attenzione alle «prospettive di crescita e tutela delle giovani generazioni di professionisti». Nel contempo, è proseguita «la divulgazione, in chiave costituzionale, dei valori che ispirano la professione forense», nell’ottica della «rilevanza che ha oramai assunto nei processi di integrazione con tutte le realtà sociali ed economiche». A partire dal 2015, l’Aiga (che conta IO mila iscritti tra giovani avvocati e praticanti e vanta 120 sezioni presso le sedi dei vari Tribunali italiani) è presieduta da Michele Vaira, 42 anni, appartenente al foro di Foggia, fra i cui obiettivi c’è la volontà che venga «definitivamente regolamentata» la figura del «collaboratore di studio»; le proposte che l’Aiga ha redatto finora, ha sottolineato, «pare stiano trovando accoglimento non soltanto da parte degli organi istituzionali e previdenziali della classe forense, ma anche da parte dello stesso ministro della Giustizia Andrea Orlando che, in più di un’occasione, ha evidenziato la necessità di disciplinare la parasubordinazione» nelle sedi in cui viene esercitata la professione.È tempo di riforma

Dal gratuito patrocinio all’introduzione delle specializzazioni forensi, dalla difesa del principio di immutabilità del giudice alla riforma del Consiglio superiore della magistratura (Csm), fino alla tutela delle condizioni dei detenuti nelle carceri: sono alcuni «cavalli di battaglia» che hanno contraddistinto negli ultimi anni l’azione dell’Unione delle camere penali (Ucpi), la più grande associazione di legali penalisti del Paese. Nata nel 1982, composta da 130 camere penali sul territorio nazionale, è presieduta dal 2014 da Beniamino Migliucci (del foro di Bolzano), 60 anni, che la guiderà fino al 2018. Proprio in questi giorni, ha riferito, «abbiamo promosso una vasta campagna di raccolta firme per at- tuare la riforma eternamente incompiuta del nostro sistema giurisdizionale: la separazione delle carriere della magistratura inquirente da quella requirente. Non certo un obiettivo semplice, viste le resistenze della magistratura associata, da sempre contraria», e considerato il «sostanziale fallimento delle iniziative legislative intraprese in ambito parlamentare da una ventina d’anni». Per il vertice dell’Ucpi, «attuare la separazione delle carriere rappresenta l’unica via per dare seguito alla riforma dell’articolo 111 della Costituzione, che ha rappresentato in passato una delle maggiori conquiste, non tanto per l’Unione delle camere penali, quanto per i diritti di tutti noi».