04.02.15 Il Sole 24 Ore – «Il processo digitale attende le regole Verifica sui tagli Tar»

Il 2015 è un anno di svolta per la giustizia amministrativa: a luglio parte il processo digitale; sempre a luglio si procederà al taglio di 3 sezioni staccate di Tar, possibile preludio a una più profonda riorganizzazione dei tribunali, a partire dagli incarichi nei posti di vertice, dove, a causa della pensione obbligata a 70 anni (e non più 75), lasceranno la poltrona tra 17 e 18 presidenti.

Anche di questo si parlerà oggi a Palazzo Spada, dove Giorgio Giovannini, presidente del Consiglio di Stato (anche lui lascerà a fine 2015), aprirà l’anno giudiziario. Lo farà alla presenza del nuovo Capo dello Stato, Sergio Mattarella, alla sua prima uscita pubblica.

Presidente Giovannini, un’occasione particolare. Emozionato?

Non più di tanto, perché con il nuovo presidente della Repubblica ci si conosce bene. Prima che venisse eletto alla Corte costituzionale è stato, infatti, per due anni, dal 2009 al 2011, vicepresidente del Consiglio di presidenza, il nostro organo di autogoverno. Conosce, pertanto, molto bene i meccanismi della giustizia amministrativa e ci ha fatto particolare piacere che sia stato eletto al Quirinale.

Il 1° luglio partirà il processo telematico anche al Consiglio di Stato e nei Tar. Siete pronti?

Ce la stiamo mettendo tutta. In questo mese dovremmo avere le norme tecniche, di cui si sta occupando la Presidenza del consiglio. A giugno avremo la firma digitale e contemporaneamente il fascicolo elettronico. Abbiamo, insomma, fissato una road map che dovrebbe consentirci di arrivare in tempo all’appuntamento.

Purché le regole tecniche arrivino entro questo mese. Anche gli avvocati devono, infatti, mettersi al passo?

È così. Il problema è anche avere una risposta efficace da parte loro.

Cosa si aspetta dal processo telematico?

Indubbiamente dovrebbe agevolare molto i passaggi tra un atto e l’altro del processo. Non bisogna, però, dimenticare che per quanto si corra, si arriva sempre al punto in cui il magistrato deve scrivere la sentenza. E tante decisioni sono complesse: richiedono studio, ricerca di precedenti, di dottrina. Con il processo telematico l’obiettivo è arrivare a un aumento di produttività, che però non potrà essere eclatante, proprio perché per assicurare la qualità delle decisioni ci vuole uno sforzo che non sempre è possibile fare in tempi strettissimi.

Il Governo era partito per sopprimere otto sezioni staccate di Tar. Poi si è passati a tre: Pescara, Latina e Parma. Operazione da portare a termine entro il 1° luglio. Come vi state muovendo?

Stiamo cominciando a organizzarci. Il Governo sta, però, facendo un’ulteriore riflessione, in modo da verificare situazione per situazione. La partita è ancora abbastanza aperta.

In che modo avete fatto fronte al taglio di 3,2 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017?

Quest’anno siamo riusciti in qualche modo a tamponare. Certo se le sforbiciate continueranno, dovremo far presente al Governo che la funzionalità della giustizia amministrativa ne soffrirà. Anche perché le nostre riserve sono ormai praticamente a zero, visto che anche nel 2014 abbiamo avuto più di 4 milioni di tagli. D’ora in poi, pertanto, dovremo incidere sulla carne viva. Per esempio, spegnere prima le luci degli uffici. E questo proprio nell’anno di debutto del processo telematico, per il quale non abbiamo avuto risorse aggiuntive perché dovrebbe essere realizzato con i soldi disponibili. Però se quei soldi vengono in parte meno, tutto diventa più difficile.

I pensionamenti indotti dal nuovo limite dei 70 anni di età non solo lasceranno scoperti i posti di vertice dei Tar, ma determineranno anche altri vuoti di organico. Come vi farete fronte?

È stato bandito un concorso per 45 posti di referendario, il primo gradino della carriera della magistratura amministrativa. Da sola, però, quella selezione, che contiamo di chiudere entro l’anno, non risolverà i problemi. C’è, infatti, una scopertura del 25% del nostro organico.

L’arretrato è una spina nel vostro fianco. Com’è andata nel 2014?

È uno dei dati confortanti. L’anno scorso l’arretrato è stato ridotto del 10%: siamo passati dai 322mila ricorsi complessivamente pendenti nel 2013 presso il Consiglio di Stato e i Tar ai 292mila del 2014. Negli ultimi cinque anni l’arretrato si è dimezzato: nel 2009 i ricorsi in attesa di giudizio erano, infatti, 667mila.

Antonello Cherchi 

 IL CONTENZIOSO

 I ricorsi pervenuti

Nel 2014 è aumentato il contenzioso davanti alle sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato, che hanno incamerato 10.761 nuovi ricorsi ( 9.581 l’anno prima). Sono cresciute anche le cause presso i Tar: 63.723 l’anno scorso, contro le 54.902 del 2013

I ricorsi definiti

Le sezioni giurisdizionali del Consiglio di Stato nel 2014 hanno emesso più sentenze dell’anno prima (10.309 ricorsi chiusi contro 10.183 del 2013). Cala, invece, la produttività dei Tar: nel 2014 hanno definito 99.169 ricorsi ( 104.409 l’anno prima)

L’arretrato

I ricorsi pendenti continuano a diminuire, confermando una tendenza in atto da anni. Almeno presso i Tar, dove si è passati dalle 298.221 cause in attesa nel 2013 alle 267.247 del 2014. Non così al Consiglio di Stato, che ha invece fatto registrare una crescita dell’arretrato (25.026 ricorsi nel 2014 contro i 24.235 del 2013)