04.06.15 Corriere della Sera – Toghe in pensione, L’idea di un rinvio per dare respiro ai tribunali in tilt

Una proroga di un anno, o due, al pensionamento delle toghe per salvare gli uffici giudiziari dal possibile caos. È questa l’ipotesi allo studio di Palazzo Chigi, che domani potrebbe già approdare al Consiglio dei ministri.

Un provvedimento che dovrebbe posticipare per i magistrati gli effetti della norma Madia sulla pubblica amministrazione: quel provvedimento che abbassa il limite di età per il pensionamento obbligatorio. Una norma che ha generato scompiglio anche in altre realtà, prima fra tutte la scuola. Ma che nella magistratura avrebbe un effetto più devastante per la tenuta del sistema giudiziario.

 

L’impatto sarebbe sensibile in una corposa quota degli uffici giudiziari rischiando pesanti ricadute sull’amministrazione della giustizia. Basti ricordare l’allarme lanciato dal primo presidente della Corte di Cassazione, Giorgio Santacroce, che in apertura dell’anno giudiziario ha fornito un dato: il 91% dei magistrati con ruoli di vertice, alla fine dell’anno rischia di essere «rottamato». Con la conseguente necessità, per il Consiglio superiore della magistratura, di procedere a centinaia di nomine ai vertici di uffici direttivi e semidirettivi entro la fine dell’anno.

 

Il testo è ancora allo studio. È incerto ancora se la proroga varrà per uno o due anni. Ma si pensa per ora a un decreto legge che differisca al 31 dicembre 2016 il pensionamento delle toghe che al 31 dicembre 2015 avranno compiuto 70 o 71 anni. Un provvedimento che dovrebbe riguardare tribunali, Corti di appello e Corte di Cassazione. Ma non si esclude la possibile estensione anche alla magistratura contabile: Tar e Consiglio di Stato.

 

La norma non è fortemente auspicata dalla maggioranza dei magistrati, perché l’uscita dei più anziani rappresenterebbe un’importante chance di carriera per gli altri. Ma la possibilità di tanti allontanamenti ha generato fortissime preoccupazioni nel Consiglio superiore della magistratura. Il vicepresidente Giovanni Legnini le aveva portate all’attenzione del capo dello Stato, Sergio Mattarella, già nel primo plenum da lui presieduto, esprimendo «dubbi sulla ragionevolezza della norma» e invitando governo e Parlamento a valutare le difficoltà di procedere a troppe nomine in un breve arco di tempo. «Il Consiglio – aveva denunciato Legnini – ritiene che una tale impresa sia molto difficoltosa e non corrispondente al principio di buona amministrazione». E onde evitare «i prevedibili disagi e i rallentamenti dell’attività degli uffici giudiziari» aveva sollecitato, con il Consiglio, una «scansione biennale delle procedure di rinnovo».

 

Un auspicio che ha trovato molto sensibile il capo dello Stato. Anche perché la norma moltiplica i suoi effetti con la scadenza in corso degli incarichi direttivi e semidirettivi in molti uffici giudiziari. Malgrado il Consiglio superiore della magistratura abbia accelerato il ritmo delle nomine, «sicuramente raddoppiato, se non triplicato», assicurano da Palazzo dei Marescialli, sono ancora molti gli uffici giudiziari che restano nell’incertezza. La norma potrebbe dare un po’ di respiro ad un corretto e ordinato ricambio generazionale.