05.10.15 Repubblica Affari & Finanza -Avvocati, è cominciata la guerra per le nuove specializzazioni

toga_magistratiIl nuovo regolamento sulle specializzazioni degli avvocati sta creando divisioni nella categoria, con diverse associazioni pronte a impugnare il decreto di recente approvazione e i grandi studi che invece si attendono un impatto marginale sulla loro attività. Le specifiche sono state rese note a metà settembre, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (la numero 214) delle regole da seguire per ottenere il titolo di avvocato specialista. Le aree di specializzazione indicate nel decreto n. 144/2015 sono diciotto: dal diritto agrario a quello dell’ambiente, dal diritto bancario e finanziario a quello del lavoro e sindacale, dal penale all’amministrativo, fino al tributario, fiscale e doganale. Ciascun avvocato potrà ottenere fino due qualifiche (da indicare al Consiglio dell’Ordine di appartenenza) attraverso la frequenza di appositi corsi tenuti da Università legalmente riconosciute, nei dipartimenti di Giurisprudenza, con durata non inferiore alle 200 ore, spalmate su due anni. Vi è anche una seconda strada per ottenere la qualifica, basata sull’esperienza maturata. È previsto, infatti, un riconoscimento d’ufficio per i professionisti iscritti all’albo senza interruzione da almeno otto anni che abbiano esercitato, nell’ultimo quinquennio, l’attività forense in uno dei settori scelti. Il legale dovrà così dimostrare di aver trattato nei cinque anni incarichi professionali “rilevanti per quantità e qualità”, pari ad almeno quindici per anno. Maurizio De Tilla, presidente dell’Anai (Associazione nazionale avvocati italiani) bolla il regolamento come “ambiguo e confusionario”. Sul primo versante la critica è relativa al fatto che “mentre in campo penale vi sono categorie generali, nel civile sono indicate le specialità, con il rischio di far credere alla clientela che il professionista ha competenza solo su ambiti ristretti della professione”. Sul secondo fronte, De Tilla considera il requisito di almeno 50 degli incarichi ricevuti annualmente, necessario per dimostrare l’esercizio continuativo della professione nell’area specialistica e mantenere il titolo, “una previsione impossibile da attuare in alcune materie, come il diritto di famiglia e del diritto societario”. Inoltre, considerato che molti avvocati senior otterranno il riconoscimento dell’esperienza, per l’Anai si potrebbe arrivare fino a 100mila specialisti. “In questo modo”, aggiunge De Tilla, “verrebbe meno il valore aggiunto dell’attestazione”. Da qui la decisione di impugnare il regolamento, che sarà operativo dal 14 novembre prossimo, al Tar del Lazio. Una mossa condivisa da Anf (Associazione nazionale forense).”Il regolamento presenta evidenti profili di illegittimità”, lamenta il segretario generale Luigi Pansici. “Non siamo contrari all’idea di specializzazione, ma alla modalità messa a punto per realizzarla. La specializzazione non può essere ottenuta a seguito di un percorso esclusivamente teorico e culturale”. Anf critica poi la prevista valutazione di qualità degli incarichi ai fini della comprovata esperienza, “che non è ancorata ad alcun criterio oggettivo, ma rimessa a un apprezzamento ingiustificatamente discrezionale”. Critiche vengono espresse anche dall’Aiga (Associazione italiana giovani avvocati), con il presidente Nicoletta Giorgi che lamenta “la delusione di una previsione miope della generica specializzazione in diritto penale, ossimoro che contribuisce ad alimentare uno sterile distinguo di prestigio tra la competenza civile e quella penale”, nonché la scelta di consentire la specializzazione dietro frequenza “di costosi corsi biennali teorici, senza impedire, ad altri colleghi non specialisti, di esercitare la professione nella stessa materia”. La prospettiva è diversa per i grandi studi, soprattutto quelli che si rivolgono alla clientela aziendale. “Nel nostro settore il regolamento avrà un impatto limitato”, è la convinzione di Wolf Michael Kühne, partner, country managing partner di Dla Piper Italia. “Quando si entra nell’ambito di operazioni di una certa complessità, il mercato riconosce già le competenze, senza necessità di formalismi da esibire su carta intestata”. Fatta questa premessa, Kühne valuta positivamente l’intervento normativo “per aiutare a qualificare gli avvocati più giovani”, ricordando che le 200 ore di corsi previsti “sono ben più delle 120 previste in Germania e aiuteranno a sviluppare know-how specialistico”. Proprio gli avvocati tedeschi hanno accolto positivamente la novità, tanto che le certificazioni sono state conseguite da un quarto dei professionisti. “C’è da sperare che anche da noi la specializzazione possa aiutare a far emergere la qualità”, è la sua conclusione.

 

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