05.12.14 Italia Oggi – Avvocati, Anai e Anf contro il regolamento elettorale

Continua la battaglia delle associazioni forensi contro il regolamento elettorale dei consigli dell’ordine. Dopo l’Anai, infatti, anche l’Associazione nazionale forense ha impugnato di fronte al Tar Lazio il decreto ministeriale n. 170/2014, pubblicato sulla Gazzetta Uffi ciale n. 273 del 23 novembre scorso. I giovani avvocati dell’Aiga, invece, proseguono nella diffusione di manifesti contro la normativa, che defi niscono «attacco alla democrazia». La decisione di impugnare il ricorso al Tar, afferma Ester Perifano, segretario generale Anf, «si è resa inevitabile in quanto il regolamento è una sorta di ”Italicum” in salsa forense, di cui ripropone le storture, con candidature calate dall’alto e meccanismi che favoriscono le maggioranze bloccate. Il voto di lista», prosegue Perifano, «addirittura lede uno dei principi basilari di ogni votazione che si possa defi nire democratica, cioè la segretezza del voto, e viene meno il rispetto della parità di genere con l’arrotondamento al ribasso delle quote. Tra le conseguenze del sistema lo svilimento delle specifi cità femminili, costrette, per essere elette, ad accodarsi al candidato di spicco. Confi diamo», conclude il segretario Anf, «che giunga in tempi rapidi una sospensiva da parte del giudice amministrativo, in modo da limitare i danni potenziali di un regolamento da controriforma, ritagliato sulle esigenze di chi vuole una avvocatura cristallizzata e autoreferenziale». «Come si può pensare», afferma invece Maurizio De Tilla, presidente Anai, «che una singola lista possa monopolizzare, escludendo tutti gli altri, l’intera rappresentanza degli avvocati in un determinato circondario, apponendo una sola crocetta sul simbolo, senza poi esprimere alcuna preferenza? Si è fatto qualcosa di ancora più grave del Porcellum, dichiarato incostituzionale». Secondo il manifesto Aiga, invece, le conseguenze del nuovo regolamento saranno: le minoranze fuori dal Consiglio dell’ordine, nessun confronto sulla gestione dei nuovi poteri, ingiusta limitazione del ricambio generazionale.