08.09.14 Italia Oggi – Giustizia in mano agli avvocati

La giustizia civile nelle mani degli avvocati. Il governo Renzi, dopo anni di sterili tentativi, ha deciso di imboccare in modo deciso l’unica strada che può portare in tempi relativamente brevi a una vera riduzione dei tempi del processo civile. Tre i punti qualifi canti del decreto legge varato dal Consiglio dei ministri del 29 agosto: l’affi damento alla classe forense della responsabilità della gestione diretta di gran parte del contenzioso; sanzioni pesanti per togliere convenienza alle liti temerarie e a quelle che hanno lo scopo principale di allungare i tempi dei pagamenti; un meccanismo effi ciente di riscossione dei crediti. Il primo punto ricalca quanto già sperimentato in Francia dal 2011e quanto richiestoa gran voce dal Consiglio nazionale forense da molto tempo anche in Italia. Renzi punta in sostanzaa un’alleanza con gli avvocati e gli mette nelle mani la risoluzione dei contenziosi futuri. Per le cause pendenti, le parti possono decidere di trasferirle a un arbitrato: in questo caso la risoluzione della controversia sarà affi data ad avvocati nominati dal consiglio dell’ordine locale. Cambia anche il meccanismo di conciliazion e, che sarà imperniato sul ruolo dei legali, eliminando del tutto, per alcune materie, gli organismi di conciliazione. Altri punti qualifi canti della riforma sono le norme contro le liti temerarie. In primo luogo viene modifi cato il regime di compensazione delle spese: si toglie discrezionalità al giudice, che fi niva nella maggior parte dei casi per compensare le spese, e s’introduce con forza il principio che chi perde paga anche le spese della controparte. Altro disincentivo la norma sul tasso di interessi, che viene sganciato dall’interesse legale e legato al ben più alto valore dell’interesse di mora nelle transazioni commerciali. Il tasso legale ora è dell’1%. Il tasso di mora dell’8,15%. In questo modo il contenzioso dovrebbefi nire di essere un modo per allungare i tempi dei pagamenti. Un accorciamento dei tempi del contenzioso può essere garantito dalla possibilità per il giudice di trasformare d’uffi cio il rito ordinario in rito sommario, molto più stringato e veloce: basti pensare che la durata media del processo nel primo caso è intorno ai cinque anni, nel secondo meno di un anno. Non meno importante la riforma delle esecuzioni: oggi il creditore ha molte diffi coltà ad avere notizie certe sulle proprietà o i redditi del debitore e questo spesso rende impossibile la riscossione del credito. Da domani l’uffi ciale giudiziario potrà fare uso dell’anagrafe tributaria, la più completa banca dati sui cittadini italiani, e questo semplifi cherà di molto le procedure di riscossione. Funzionerà? Non c’è dubbio che, forse per la prima volta, si introducono con forza strumenti obiettivamene interessanti che puntano sulla classe dei professionisti per superare le lentezze della pubblica amministrazione.A questo punto gli avvocati non hanno più alibi, perché ora la giustizia civile è nelle loro mani. Anche gli ostacoli, di natura tecnica o politica, che hanno fi nora bloccato le procedure di soluzione alternativa delle liti dovrebbero essere superati. Lo Stato fa un passo indietro, riconosce che l’obiettivo di tutela universale dei diritti dei propri cittadini è fallito. Lascia spazio agli avvocati e alle procedure di conciliazione che possono signifi care, anche per chi ha completamente ragione, la necessità di accettare un compromesso (quindi la rinuncia parziale al proprio diritto) pur di chiudere la controversia in tempi ragionevoli. Da questo punto di vista la conciliazione è una tassa occulta,a carico di chi ha ragione. Perché è evidente che una giustizia che arriva dopo dieci anni non è più giustizia. Come in molti altri campi la pubblica amministrazione è costretta a dichiarare il proprio fallimento e ad affi darsi al ruolo sostitutivo dei professionisti. Gli stessi ai quali, negli ultimi anni ha cercato, senza riuscirci, di spezzare le reni.