09.01.14 Corriere del Mezzogiorno – Avvocati, il Tar ferma il voto «Minoranze non garantite»

Le elezioni per il rinnovo del Consiglio dell’ordine degli avvocati di Napoli non si svolgeranno nelle date previste, cioè dal 19 al 24 gennaio. Lo ha deciso il Tar del Lazio, che due giorni fa ha accolto la richiesta di sospensiva avanzata dall’Anai (l’associazione nazionale avvocati italiani) e sottoscritta da cinquanta toghe contro il nuovo regolamento elettorale varato dal ministero della Giustizia che violerebbe la legge forense. Il nodo è sul numero di preferenze che possono essere espresse dagli avvocati chiamati alle urne, e che fino ad oggi non potevano essere superiori ai due terzi dei componenti del Consiglio da eleggere. Il nuovo regolamento – nell’aumentare il numero di consiglieri a Napoli da 16 a 25 e nel prevedere le quote rosa anche nell’avvocatura – prevede invece che «nell’ipotesi di voto destinate ai due generi le preferenze possono essere espresse in misura pari al numero complessivo dei componenti del consiglio da eleggere». La possibilità di votare tutto il Consiglio, stando agli avvocati che sono ricorsi al Tar, comprimerebbe però le diversità di opinione. «È una norma che non garantisce le minoranze», spiega Maurizio De Tilla, uno dei promotori del ricorso. Che spiega così lo scenario che paventa una fetta delle toghe: «Io faccio una lista con 16 uomini, poi ci metto dentro mia sorella, mia cugina, mia nipote, una collaboratrice dello studio e ho la maggioranza totale, perché anche se le donne prendono un solo voto vengono elette lo stesso. È un sistema che non ha spazi di dissenso, mi chiedo se gli avvocati vogliano il pluralismo o l’assolutismo. E poi, se non tuteliamo noi la libertà, chi lo fa?». Insomma, più che la preferenza di genere gli avvocati vorrebbero la preferenza di minoranza. «E – precisa ancora De Tilla – le donne sono comunque tutelate, perché gli uomini presenti in Consiglio non possono essere più di sedici». L’obiettivo, dunque, è una «modifica del regolamento» che consenta di poter esprimere al massimo i due terzi delle preferenze, così da avere una maggioranza di 16 consiglieri e un opposizione di 9, a prescindere dal genere. E nel mirino finisce anche la norma che prevede che «il voto attribuito alla lista è computato a favore di ognuno dei componenti della lista». Una sorta di «Italicum in salsa forense con candidature calate dall’alto e meccanismi che favoriscono le maggioranze bloccate», l’ha definito Ester Perifano, segretario generale dell’Associazione Nazionale Forense. «Se una lista riceve 1500 voti e l’altra 1.490 – aggiunge De Tilla – la prima prende tutto. Neppure il Porcellum era così orrendo». Francesco Caia, presidente dell’Ordine, si mantiene invece più prudente. E chiarisce cosa accadrà: «Abbiamo sospeso le elezioni in attesa dell’udienza fissata per il 14 gennaio. Se il Tar annullerà la sospensiva riavvieremo le operazioni, in caso contrario il Ministero dovrà prorogare la durata degli Ordini e mettere mano al regolamento». Già, ma Caia da che parte sta? «Io applico la legge. Rilevo però che maggioranza e opposizione sono dati politici, noi svolgiamo attività istituzionale. E, piaccia o meno, la rappresentanza di genere è un principio costituzionale».