09.02.16 Il Tempo – Sfiorata la rissa a via Teulada

I giudici costretti a notificare gli atti da soli. Cancellerie che scoppiano di fascicoli. Benvenuti negli uffici del giudice di pace di Roma. La mancanza di personale amministrativo, purtroppo, è un problema che da anni viene denunciato sia dai giudici, sia da chi ha il compito di gestire i documenti emessi ogni giorno durante le udienze. Ma quello che è accaduto lunedì mattina è la scintilla che ha fatto infuriare sia gli avvocati, sia i cittadini che attendevano da tempo la parola fine a un procedimento avviato anni fa. Erano infatti le 9 del mattino quanto 30 legali e altrettanti clienti si sono riuniti di fronte all’aula «D» del giudice di pace. Una massa di persone accalcate in una stanza vuota: non c’era il giudice e mancava il cancelliere. Insomma. Era deserta. La rabbia inizia ad aumentare, avvocati e clienti cominciano a chiedersi dove fosse il giudice e perché nessuno gli dava comunicazione di cosa stesse accadendo. Alle 9,40 la notizia, arrivata casualmente da uno dei 30 legali mentre nell’attesa prendeva un caffè al distributore automatico: «Mi hanno detto che oggi in quest’aula non ci sarà alcuna udienza». Apriti cielo. In 60 sono andati dal funzionario che lunedì era in servizio come responsabile per chiedere spiegazioni. Niente da fare. Le risposte sarebbero state evasive, tanto che la responsabilità sarebbe stata addebitata a chi avrebbe dovuto affiggere un cartello fuori dall’aula per comunicare il rinvio dei processi. Ma nessuno lo ha attaccato alla porta. E 60 persone, se il legale non fosse andato a prendere un caffè, avrebbero rischiato di rimanere ore e ore in attesa. Inutilmente. «Lo Stato della giustizia è assente, non c’è alcuna certezza, nè per i legali ma soprattutto per i cittadini – ha detto l’avvocato Marco Lepri, segretario dell’Associazione nazionale forense sede di Roma – Adesso bisognerà ricominciare con le notifiche e il rischio è che molti procedimenti possano essere prescritti». La rabbia, comunque, è scoppiata anche tra i dipendenti dell’Ufficio: «Siamo al collasso, ci hanno abbandonati».