10.05.14 Il Sole 24 Ore – Sulle Stp necessaria la vigilanza degli Ordini

Le società professionali (legge 183/2011) tra commercialisti e avvocati stanno aumentando, anche in assenza della regolamentazione propria per i legali causa mancato esercizio della delega della legge 247/2012. Sono circa 70 le registrazioni effettuate dagli Ordini, secondo quanto emerso nel convegno organizzato all’Università di Verona da Anf («Stp, realtà o grande bluff?»), con distribuzione omogenea nel Paese.
Questo avviene nonostante le numerose falle della 183 (attuata dal Dm 34/2013) che, al netto delle buone intenzioni, non risolve il problema della possibile interferenza del socio (di minoranza) di capitale. La situazione è aggravata dalla circostanza che il Notariato sta avallando – peraltro in armonia con il Codice civile – statuti “borderline” dove spesso, per esempio, è tollerato il voto all’unanimità. Così di fatto si consente un diritto di veto del socio di capitale, contrario allo scopo stesso della 183. Rimedi possibili? In attesa di far passare, codificandolo, il principio del «conflitto di interessi» come guida dell’indipendenza della società professionale, la palla passa agli Ordini in cui la società viene iscritta in base al principio di «prevalenza» (concetto peraltro fumoso: di attività oppure di fatturato, o ancora di scopo?), che possono respingere la Stp “a rischio”.
Se è vero che le Stp possono rilanciare le professioni – soprattutto quella legale, fortemente precarizzata – difficilmente potrà diventare una soluzione di sistema, «ma è certamente un’opportunità di volgere finalmente in avanti lo sguardo di una professione tenuta legata a modelli ottocenteschi» ha detto la presidente di Anf, Ester Perifano.

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