12.01.14 Corriere economia – Avvocati, Continua la rivolta fiscale ma c’è la tregua dopo i selfie

L’appello è subito diventato virale: #io non mi cancello. E poi video, foto e messaggi su tutti i social network. I giovani avvocati da un paio di mesi si sono mobilitati contro la norma che prevede l’obbligatorietà dell’iscrizione alla Cassa forense, pena la cancellazione dall’Albo. In realtà la vicenda è vecchia perché la norma è entrata in vigore insieme alla riforma forense, la legge che disciplina la categoria e che tocca anche l’aspetto previdenziale. Il motivo di un simile (forte) giro di vite è ben chiaro: la Cassa forense da sempre conta un numero di contribuenti notevolmente inferiore agli iscritti all’Albo. 
Le ragioni 

In parole povere, decine di migliaia di avvocati iscritti agli Ordini professionali (e quindi potenzialmente in attività) non risultavano iscritte alla Cassa di previdenza della categoria. Negli anni la Cassa ha progressivamente elevato la quota dei versamenti minimi anche per far fronte alle richieste di equilibrio di bilancio del ministero. Questo ha portato a una sofferenza altissima da parte soprattutto dei giovani avvocati: la crisi e i ritardi dei pagamenti hanno creato una tenaglia micidiale che ha scatenato la protesta e il dilagare dei selfie con scritto «io non mi cancello».

 

Alla Cassa forense, però, obiettano con decisione: «In tutta questa vicenda è indispensabile una premessa – esordisce Nunzio Luciano, presidente della Cassa -: noi non cancelleremo nessuno. Toccherà agli Ordini attuare i provvedimenti che riterranno più idonei valutando caso per caso».

 

Però il rischio concreto di cancellazione esiste ed è legato anche al mancato pagamento della previdenza forense. «È vero – ammette Luciano -, ma la Cassa forense non indossa i panni del giustiziere: siamo pronti a dilazionare pagamenti e arretrati. Cercheremo una soluzione per chi è realmente in difficoltà. Non possiamo accettare, però, la posizione di chi è contrario al pagamento di un regime previdenziale».


Proposte e soluzioni 

Proprio l’appello alla rivolta fiscale contro il sistema previdenziale è uno dei temi che ha fatto divampare la polemica. E in tal senso è stata spesso chiamata in causa Mobilitazione generale degli avvocati, un’associazione composta soprattutto da giovani, che ha lanciato l’idea della protesta con i selfie. «Innanzitutto ci teniamo a precisare che Mga non ha mai proposto di non versare i contributi previdenziali, di non pagare i bollettini, né, quella di alcuni di noi, è una morosità volontaria – avverte Cosimo Matteucci, presidente di Mga -. Noi, infatti, quei bollettini non li abbiamo potuti pagare perché quei soldi semplicemente non li avevamo, li pagheremo, non sappiamo ancora come fare ma pagheremo tutto, come è giusto che sia, sopratutto nei confronti di tutti quei colleghi che hanno sempre regolarmente versato. Il senso della protesta era, ed è, un altro».

 

Di vie alternative però se ne vedono poche e la Cassa forense dichiara buona volontà anche in questo senso. «Stiamo varando il nuovo regolamento – spiega il presidente Luciano -. Abbiamo previsto il pagamento di 700 euro per il contributo soggettivo minimo per i 50 mila avvocati che si iscriveranno alla cassa e per quelli che sono iscritti da tre anni. Chi invece è iscritto all’Albo da più di otto anni e dichiara un reddito di meno di 10 mila euro l’anno, dovrà chiedersi se davvero vale la pena continuare a svolgere questa professione. In quel caso dire che la previdenza è il vero problema, mi sembra non coerente alla realtà». In compenso, però, il «fronte della protesta» chiede nuove misure quantomeno per rendere più equo il sistema.

 

«Si chiede equità, si chiede l’abbattimento dei privilegi previdenziali – afferma Matteucci -, la censura delle pensioni degli anziani maturate con l’evasione fiscale combinata con il sistema di calcolo retributivo. Si chiede che il pagamento di contributi previdenziali sia proporzionato al reddito e alla capacità contributiva di ciascuno, trovando la soluzione migliore che consenta di salvaguardare il principio solidaristico e le sue applicazioni. Per questo chiediamo l’aumento del contributo di solidarietà a carico degli avvocati portatori di redditi medio-alti e chiediamo in generale un sistema previdenziale che sia attento alle esigenze dei giovani avvocati e dei professionisti con redditi bassi e medio-bassi. Per questi obiettivi continueremo a protestare portando in piazza i sostenitori del dissenso». In uno scontro di classe oltre che generazionale.