12.05.14 Corriere economia – Riforme, Avvocati e governo prove tecniche di conciliazione

L a linea del dialogo è arrivata al bivio cruciale. la «luna di miele» tra il neo ministro della Giustizia Andrea Orlando e il mondo dell’avvocatura è chiamata alla prova del fuoco: la concertazione per i tavoli delle riforme. L’indicazione del ministro è stata chiara: decisi i tempi (entro due settimane chiusura dei lavori dei gruppi, nuova riunione plenaria a fine maggio con lo stesso Guardasigilli) e i temi del confronto (tra cui accesso e tirocinio, società tra professionisti e specializzazioni) alcuni dei quali si preannunciano molti «caldi» e dirimenti. «Ci attendiamo innanzitutto che vengano rispettati i principi cardine della nostra legge di riforma forense – precisa Andrea Mascherin, consigliere segretario del Consiglio nazionale forense – Esistono alcuni temi su cui il Consiglio nazionale forense è più attento. Per esempio quello che riguarda le specializzazioni: il regolamento ministeriale è in consultazione, ma sul tavolo ci sono le misure di incentivazione rivolte soprattutto ai giovani. Le specializzazioni potranno aprire per loro campi di mercato inesplorati oltre che garantire assistenza qualificata ai cittadini. Il tutto senza introdurre riserva di materia».
Le criticità

Molto più spinoso il tema delle società tra professionisti: la legge di riforma forense esclude un ingresso di soci di capitale negli studi legali e questo ha causato uno «scontro istituzionale» con il predecessore del ministro Orlando. «Sul tema la nostra posizione è coerente alla legge professionale – ribadisce Mascherin -. Non è possibile permettere l’ingresso di soci di capitale all’interno degli studi legali perché ciò minerebbe l’indipendenza e il ruolo riconosciuto agli avvocati dalla Costituzione. Diverso è il dibattito sulla costituzione di società tra professionisti di area diversa. In quel caso non c’è preclusione da parte del Cnf anche se bisognerebbe studiare bene termini e modalità di realizzazione».
Polemiche e dialogo 

Il tema però è davvero sentito e non sfugge a letture polemiche. «L’avvocatura non può lasciarsi sfuggire l’occasione di modernizzare la professione e di avvicinarsi all’Europa, e per farlo deve imparare a confrontarsi con gli altri professionisti. La normativa oggi vigente sulle società tra professionisti presenta criticità che devono essere corrette, ma continuare a chiamarsi fuori dalla possibilità di organizzarsi in forme societarie è solo autolesionista per la categoria degli avvocati – afferma Ester Perifano, segretario generale dell’Anf -. Precludersi questa possibilità equivale a liberare spazi che, è certo, saranno occupati da altri. Il tema è tra quelli individuati dal ministro della Giustizia Orlando per un confronto con gli avvocati. Ci auguriamo che questo passaggio consenta anche ai professionisti legali di competere nel Paese utilizzando strumenti moderni e in linea con le esigenze di tutti».

 

Speranze di dialogo condivise anche da Nicola Marino presidente dell’Oua, l’organismo unitario dell’avvocatura. «La divisione in gruppi di lavoro – ammette – renderà più agile il dialogo e più concreta la possibilità di trovare soluzioni ai molti problemi della categoria e della giustizia italiana. Un avvocato libero, forte e indipendente è in condizione di tutelare adeguatamente e più efficacemente i diritti dei cittadini, ma anche di far funzionare meglio la macchina giudiziaria. Oggi, come Oua abbiamo dato il nostro contributo presentando diversi documenti di analisi e in queste prossime due settimane vedremo di concretizzare una proposta complessiva».

 

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