13.05.16 Corriere della Sera – Sette – La giustizia alla sfida arretrati e processo telematico

setteLo stock delle cause pendenti inizia ad alleggerirsi, ma l’informatizzazione delle procedure giudiziarie rimane lenta e soggetta alle resistenze dei giudici
Il giudice al quale non garba il processo civile telematico perché non può fare le orecchiette al video, il ministero che esulta per l’obiettivo di un solo anno di durata di una causa civile in tribunale, e i computer della giustizia civile isolati per una settimana in Sicilia e Calabria: sembrano fare a pugni, e invece sono notizie tutte vere e tutte – a dispetto delle apparenze – in fondo collegate l’una all’altra. Pochi giorni fa il Guardasigilli ha nuovamente presentato numeri sui progressi della giustizia civile. Nel susseguirsi di annunci e comunicazioni e consuntivi e bilanci, che una volta erano saggiamente scanditi una volta sola all’anno, si coglie uno scivolamento anche dei decisori pubblici verso urgenze autolegittimanti solitamente più evidenti nelle compagnie private, ormai divorate in Borsa dall’ansia di presentare al mercato conti trimestrali sempre più appetibili per gli azionisti. Ecco, anche il consenso politico sembra aver bisogno di “trimestrali” continue. Ma al netto di questa logica di (comprensibile) marketing politico, è anche vero che Orlando nutre l’altrettanta legittima aspirazione di non vedere ignorate, o sottovalutate nella generale tendenza a enfatizzare solo gli aspetti negativi, gli oggettivi miglioramenti della cura ricostituente imposta alla giustizia civile. Ad avviso del ministro, infatti, grazie a un miliardo e 657 milioni di risorse aggiuntive nel 20152017, lo stock di arretrato, già sceso da 5,9 milioni di fascicoli del 2009 ai 4,4 milioni del 2015, alla fine del 2016 abbatterà quota 4 milioni, e il tempo medio del totale degli affari civili di primo grado (già abbreviatosi dai 547 giorni del 2013 ai 427 del 2015) raggiungerà i 367 giorni. Questa tendenza positiva non è un miraggio, pur se incuriosisce la scelta metodologica di sorta di proiezione statistica di arretrato e tempi medi effettuata «sul primo quadrimestre 2016 su un campione statisticamente rappresentativo di 40 Tribunali italiani», e anche se non del tutto significativo è un dato che non disaggreghi i vari (e molto diversi tra loro) tipi di cause civili. Già gli avvocati dell’Associazione nazionale forense, ad esempio, fanno notare che i dati ministeriali di aprile sono «il completamento del percorso di mappatura analitica dei procedimenti civili pendenti iniziato con il rapporto di ottobre 2014 e aggiornato con quelli del’11 agosto e del 30 settembre 2015»; e che nel 2015 la durata media dei «procedimenti contenziosi» in Tribunale è stata di 3 anni, di un anno e 9 mesi per le materie di lavoro, e di 2 anni e 3 mesi in Corte di Appello. Quasi a voler dare però ragione al ministro, quando lamenta che anche negli operatori della giustizia allignino spesso resistenze culturali al cambiamento (vorticoso nel civile, dove tutti e tre i gradi sono passati per legge obbligatoriamente dalla carta al telematico), a Busto Arsizio un giudice civile di un’opposizione a un decreto ingiuntivo telematico ha pensato bene di scrivere in una ordinanza che voleva gli allegati depositati in carta, anziché telematicamente, perché altrimenti non era possibile «per questo giudice sottolineare ed utilizzare brani rilevanti dei documenti, nonché piegare le pagine dei documenti così da averne pronta disponibilità quando riflette sulla decisione». Remora discutibile, nella quale riecheggia però l’esasperazione (questa condivisa da tantissimi magistrati e cancellieri) per la mancante o carente assistenza tecnica agli uffici nella quotidianità degli intoppi pratici. Come la settimana di guasto nella sala server di Messina che ha prodotto l’interruzione – denunciata dagli avvocati per i disservizi a cascata – di alcuni sistemi informatici utilizzati dagli uffici giudiziari dei distretti di Palermo, Caltanissetta, Messina, Catanzaro e Reggio Calabria. «Nel corso di pochi giorni sono stati completamente riattivati e nessun deposito telematico effettuato è andato perduto», ha gettato acqua sul fuoco via Arenula; ma che non sia stato proprio un crash da nulla lo dimostrano i presidenti di molti Tribunali che in quei giorni hanno vergato ordinanze d’urgenza per tornare ad autorizzare in via provvisoria i depositi cartacei a causa del protratto collasso informatico.
Luigi Ferrarella
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