15.04.15 Corriere della Sera – «Troppi controlli» Rivolta degli avvocati. Sette persone ferite

I blocchi stradali, le proteste esasperate che sfiorano, e anche travalicano, i limiti della violenza, a Napoli sono all’ordine del giorno. Appartengono ai disoccupati, ai lavoratori senza stipendio, a chi rivendica un alloggio popolare, a volte ai ragazzi dei centri sociali. Ma una azione di forza in giacca, cravatta e borsa di cuoio ancora non si era vista. Fino a ieri mattina, quando davanti a uno degli ingressi del Palazzo di Giustizia si è arrivati se non proprio allo scontro frontale, sicuramente al confronto fin troppo ravvicinato tra gli agenti della polizia penitenziaria addetti al controllo del varco e gli avvocati che tentavano di sfondare per accedere alle aule. Bilancio: cinque agenti e due avvocati lievemente feriti dal vetro di una grande finestra andato in frantumi e due avvocati identificati dalla polizia.

Ovvio che una cosa così non si era mai vista. Però non si era mai visto nemmeno che per entrare in tribunale dall’ingresso riservato esclusivamente a loro e ai magistrati, gli avvocati dovessero sottoporsi a una attesa di ore e a una fila lunga anche un centinaio di metri.

 

Conseguenze della sparatoria della scorsa settimana al tribunale di Milano? Sì e no. Perché è vero che dopo la tragedia di giovedì scorso il livello di attenzione e di controllo si è alzato in tutti gli uffici giudiziari italiani e quindi anche a Napoli, ma venerdì il palazzo di giustizia al Centro direzionale non era blindato. E gli avvocati entravano esibendo soltanto il tesserino (i più conosciuti nemmeno quello).

 

Ma sabato il Mattino riferisce in prima pagina come un cronista sia entrato e uscito per quattro volte senza che nessuno gli chiedesse niente, e il sito web del quotidiano napoletano arricchisce il racconto con un video. E lunedì in tribunale la scena cambia radicalmente. Controlli approfonditi per tutti, dispone il procuratore generale facente funzioni Mastrominico. Le file agli ingressi riservati al pubblico si gonfiano immediatamente, ma anche gli avvocati scoprono che non basta più qualificarsi: bisogna passare per il metal detector. Rigidità estrema perfino in procura, dove all’ingresso vengono controllate anche le borse dei magistrati.

 

Ma il peggio arriva ieri, perché il martedì è giorno di udienze civili, oltre che penali, e quindi le presenze in tribunale si triplicano. Anche quelle degli avvocati, ovviamente, che dopo due ore di attesa decidono di rompere la fila. Prima bloccano per qualche minuto la strada, poi puntano direttamente al varco di ingresso, dove c’è un solo metal detector (che fino a venerdì era spento). Ed è il caos. Alla fine la procura generale sospende il provvedimento relativo agli avvocati e decide che potranno ricominciare a entrare mostrando solo il tesserino, ma a loro non basta, vogliono che la disposizione sia revocata. E intanto proclamano tre giorni di astensione dalle udienze.