15.11.16 Italia Oggi – Specializzazioni legali, parola al Consiglio di stato

Via al nuovo round per le specializzazioni legali. Dopo averlo annunciato a più riprese nel corso degli ultimi mesi, infatti, il ministero della giustizia ha impugnato di fronte al Consiglio di stato la sentenza con cui il Tar Lazio, nell’aprile scorso, aveva bocciato il regolamento ministeriale n. 144/2015, recante disposizioni per il conseguimento e il mantenimento del titolo di avvocato specialista (si veda ItaliaOggi del 15 aprile 2016 e del 14 giugno 2016). I giudici di primo grado, infatti, a seguito del ricorso presentato dall’allora Organismo unitario dell’avvocatura e dall’Associazione nazionale forense, avevano cassato l’elenco dei settori di specializzazione. Non solo. Il Tar, infatti, si era espresso in termini negativi anche in merito alla possibilità prevista dal dm in base alla quale, nel caso in cui un aspirante avvocato specialista avesse presentato la domanda di riconoscimento del titolo sulla base della comprovata esperienza sarebbe stato convocato da parte del Consiglio nazionale forense e sottoposto a un colloquio sulle materie inerenti il settore di specializzazione. Nel dettaglio, per quanto attiene l’elenco delle 18 materie individuate dal dm, il ministero ha sottolineato, nel presentare appello al Consiglio di stato come la scelta dei settori non sia «illogica come paventato dal Tar, ma dettata dalla necessità di individuare alcuni settori connotati da una più marcata specificità alla luce sia delle competenze giurisdizionali che del criterio codicistico e della legislazione speciale. In particolare, non si ritiene sussistente alcun profilo di illegittimità del provvedimento in esame nella parte in cui mantiene unitaria la specializzazione dei settori del diritto penale e amministrativo. Infine», ha concluso il dicastero di via Arenula, «la sentenza del Tar Lazio è da ritenersi illegittima perché il Tribunale ha inammissibilmente ritenuto di poter sindacare le valutazioni tecniche e di merito compiute dal regolatore ritenendole inidonee alla necessaria funzionalizzazione della normazione secondaria alla perseguita  finalità di rendere il mercato delle prestazioni legali più leggibile per i consumatori».

Beatrice Migliorini

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