16.02.15 Corriere Economia – Avvocati e governo: sempre divisi verso la meta

Apprezzano l’impegno, ma obiettano sui contenuti. È questo l’approccio del mondo dell’avvocatura verso la riforma della Giustizia. Il testo è ormai alla stretta finale, ma alcuni passaggi saranno oggetto di modifiche e «battaglie» parlamentari. «Il ministro Orlando continua il suo percorso di riforma confermando l’impianto e l’indirizzo annunciato nei mesi scorsi – afferma Mirella Casiello, presidente dell’Oua, l’Organizzazione unitaria degli avvocati -. Chiederemo immediatamente un incontro al ministro e di essere ascoltati in audizione dalle Commissioni giustizia del Parlamento per avanzare le necessarie richieste di modifica». 
I nuovi tribunali 

In ballo c’è soprattutto il potenziamento del cosiddetto Tribunale per le imprese e l’istituzione del Tribunale per la famiglia. «La volontà del governo di aumentare le competenze del Tribunale per le imprese – aggiunge Casiello – e il venir meno del principio di prossimità, unitamente al fatto che il contributo unificato è previsto in misura doppia rispetto a quello ordinario, renderà ancor più arduo l’accesso alla giustizia delle piccole imprese e dei soggetti più deboli».

Anche in merito al Tribunale della famiglia non mancano le obiezioni «non si comprende – continua il presidente Oua – se le sezioni specializzate faranno parte del Tribunale ordinario a livello circondariale e a livello distrettuale (in questo caso acquisendo anche competenze oggi proprie del Tribunale per i minorenni). Non si precisa se, come auspicato dalla maggioranza delle associazioni forensi, sia finalmente prevista la definitiva eliminazione dell’insoddisfacente esperienza dei Tribunali per i minorenni».


Luci e ombre 

«Il pacchetto di misure contenute nella delega sulla riforma del processo civile – afferma Ester Perifano, segretario generale dell’Associazione nazionale forense – al netto di alcuni aspetti positivi, suscita qualche perplessità. Se si ritiene che tre gradi di giudizio siano un lusso che il Paese non si può permettere, si abbia il coraggio di dirlo chiaramente e di assumersene la responsabilità politica. Diversamente, non si cerchi di mascherare l’obbiettivo “depotenziamento” del processo: i cittadini non capirebbero».

 

Qualche obiezione anche sulle modifiche per la riduzione dei tempi processuali. «Quello che non convince – continua Perifano – è il sistema disegnato per il primo grado di giudizio, perché sebbene siano largamente condivisibili le misure che anticipano il deposito delle memorie ad epoca antecedente la prima udienza effettiva, con il giusto obbiettivo di diminuire i tempi, è assolutamente indispensabile che si tratti di tempi certi, non connotati da eccessiva discrezionalità. Diversamente si rischia di rallentare il processo, invece di accelerarlo».

 

Un ultimo motivo di dibattito è rappresentato dall’entrata in vigore, la scorsa settimana, della negoziazione assistita obbligatoria, altro strumento varato per velocizzare la macchina della giustizia. «La negoziazione obbligatoria, prevista per alcune limitate tipologie di controversie – fanno sapere dal Cnf -, si affianca al più ampio e di meritevole attenzione meccanismo di risoluzione alternativa affidata agli avvocati, che è la negoziazione facoltativa. Però l’obiettivo resta quello di contribuire all’affermazione di strumenti alternativi di risoluzione delle controversie basati in massima parte sulla volontarietà delle parti, sulla professionalità specifica degli avvocati, su regole di procedura semplici ma garantite per le parti, il cui obiettivo è trovare una soluzione ai loro problemi concreti».

Isidoro Trovato

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