17.02.14 Corriere Economia – Avvocati, quant’è difficile debuttare in società

Non convince tutta la categoria la norma che impedisce l’apertura degli studi ai soci di capitale (massimo 33%)

U n flop e un pasticcio. Le società tra professionisti finora sono state un miscuglio tra questi due elementi: quasi nessuna categoria ha usufruito di quello che sembrava uno degli strumenti più efficaci della riforma complessiva del settore.
Le ragioni sono molteplici ma per gli avvocati una emerge tra le altre: la legge di riforma forense ha escluso la possibilità di creare società miste e società di capitali. Così, mentre le altre categorie possono aprire al socio di capitale (con quota massima del 33%) anche se non professionista, la legge per l’avvocatura vieta categoricamente questo tipo di aggregazione. Al punto che delle due uniche società appena formatasi, una si è già sciolta per non entrare in contrasto con la legge di riforma forense.

Lo scontro
Il punto è che il ministero della Giustizia non ha preso bene questo rigido rifiuto e ha fatto scadere i termini per l’applicazione della legge forense in tema di società. Il che oggi provoca, se non proprio un vuoto normativo, certamente una confusione che, di fatto, blocca tutto. Ed è un vero peccato perché, secondo la categoria, le società tra professionisti (con o senza socio di capitale) potrebbero rappresentare un’opportunità interessante. «Ma noi non ci arrendiamo – spiega Ester Perifano, segretario generale dell’Associazione nazionale forense -. Stiamo studiando i testi di legge per offrire una via legalmente percorribile agli avvocati che da questo strumento, se ben utilizzato, potrebbero trarre vantaggi. Soprattutto i giovani potrebbero avere qualche occasione in più per fronteggiare una crisi mai così aggressiva e penalizzante».

Eppure la soluzione è tutt’altro che semplice e i nodi appaiono ancora inestricabili. «La ricostruzione normativa non è un compito semplice – conferma Matteo Rescigno, docente che ha studiato i due testi normativi di riforma – La legge del 2011 non diceva che per gli avvocati era vietata la societa. Se la legge delegante ha portata precettiva, può essere conservata. Se i principi sopravvivono, gli avvocati, rispettando quei principi, possono fare società tra loro. Devono essere avvocati, ma possono essere soci di capitale».


La previdenza

Rimane la confusione in tema pensionistico. «In questo campo c’è un grave problema da risolvere – afferma Leonardo Carbone, esperto previdenziale -. Non è chiaro se gli avvocati che fondano una società possano continuare a versare alla Cassa di previdenza forense o rientrino all’interno di un’attività imprenditoriale». Intanto però dalla Cassa sono arrivate le nuove indicazioni per gli avvocati «emersi» in seguito alla riforma che prevede l’obbligo per chi è iscritto all’albo di aderire all’ente di previdenza. Il nuovo regolamento prevede infatti una sorta di agevolazione per i circa 50 mila avvocati che iniziano ora i versamenti.

«Se fosse confermato interamente – avverte Perifano – il nuovo regolamento sarebbe preoccupante e deludente. Di fatto, introduce considerevoli disparità di trattamento tra avvocati che hanno il medesimo percorso professionale, premiando chi sinora è rimasto fuori dall’ente di previdenza e punendo chi, anche a costo di grandi sacrifici, ha continuato a rimanere iscritto alla Cassa. Sembrerebbe non esservi alcuna considerazione per i colleghi in difficoltà iscritti all’ente da oltre 8 anni. Questo significa, senza dubbio, usare due pesi e due misure, soprattutto nei confronti di coloro che esercitano da tempo la professione all’interno delle regole».

Isidoro Trovato

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