17.02.17 Corriere del Mezzogiorno – Lo status del rifugiato

Il recente schema di decreto legge sull’immigrazione licenziato dal consiglio dei ministri qualche giorno fa individua il Tribunale di Bari tra quelli competenti a conoscere delle procedure per il riconoscimento di protezione civile dello status di rifugiato. I nostri uffici giudiziari saranno quindi sottoposti ad un carico di lavoro nuovo e con risvolti assai delicati sulla vita di chi entra nel nostro paese.

La ratio sottesa al provvedimento, e illustrata anche dal Ministro Orlando nel corso della cerimonia di martedì scorso, a Roma, dinanzi al Consiglio Nazionale Forense, è quella dell’accelerazione dei procedimenti con il contestuale rafforzamento delle garanzie per l’interessato nel giudizio di primo grado, ma vi è da chiedersi se l’asserita finalità dichiarata giustifichi appieno la soppressione di un grado di giudizio (quello di appello) e la compressione dei diritti del migrante e del rifugiato e il rispetto del contradditorio al momento della videoregistrazione del colloquio personale. La sensazione è quella di un decreto legge che conferma una tendenza sempre più accentuata, e più facile, alla trattazione semplificata dei diritti, siano fondamentali o meno, rispetto a quella, obiettivamente più difficile, tesa ad una migliore organizzazione, anche in termini di risorse, del lavoro delle autorità interessate, dei tribunali, della giustizia.

Non sappiamo se e quando e con che contenuto il decreto legge finirà sulla Gazzetta ufficiale ma la necessità del confronto su un tema così delicato rischia di essere bypassato con l’ennesimo provvedimento d’urgenza.  L’Associazione Nazionale Forense e il Sindacato Avvocati di Bari, città di frontiera e di accoglienza, fanno proprie le perplessità manifestate anche dal Presidente della Cassazione Canzio e si uniscono all’invito ad una maggiore riflessione sul punto.

Avv. Luigi Pansini