18.07.14 Il Sole 24 Ore – Legali divisi tra danno e opportunità

Un vulnus al nostro sistema, un’opportunità da cogliere, un verdetto annuciato, una “svista” dell’Europa. La sentenza di Lussemburgo vede gli avvocati divisi nei giudizi sulla decisione degli eurogiudici.
«Una sentenza sbagliata un danno per l’Italia, ma anche per tutti i giovani che rispettano le regole». È il primo commento a “caldo” del presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura, Nicola Marino, alla decisione della Corte Ue. Secondo Marino, Lussemburgo non tiene conto dei 230 mila avvocati che ci sono in Italia e sforna una sentenza contraddittoria per una malintesa concezione delle liberalizzazioni, quando sarebbe invece necessario evitare “scorciatoie” per evitare l’esame di Stato.
Diversa l’opinione del segretario dell’Associazione nazionale forense Ester Perifano che parla di verdetto annunciato «era una scelta ovvia solo chi ha un’impostazione datata poteva pensare il contrario. Invece di lanciare strali contro i giovani che vanno in Spagna sarebbe opportuno chiedersi perché lo fanno. La risposta è che in Italia l’esame di abilitazione non funziona. È tanto vero che il problema dell’accesso è considerato una priorità del ministro della giustizia Andrea Orlando che sul tema ha istituito un tavolo di studio».
Per la presidente dell’associazione nazionale giovani avvocati Nicoletta Giorgi quello che oggi sembra un problema va letto come un’occasione: «Già la Cassazione nel 2011 aveva considerato lecita l’acquisizione del titolo all’estero. Ora è del tutto chiaro che non si può parlare di abuso e bisogna desistere dai tentativi di chiudere: è arrivato il tempo di uniformare le regole per evitare le offerte di titoli al “miglior prezzo”».
Per il presidente dell’Unione camere civili Renzo Menoni la sentenza della Corte Ue è un vulnus che vanifica il tentativo di qualificare la professione e apre la strada a chiunque, dalla Spagna alla Romania, voglia fare business. Per il presidente dei penalisti Valerio Spigarelli la soluzione adottata è quella di un’Europa che guarda ai principi astratti ma perde di vista la realtà. Secondo Spaigarelli ora il governo italiano deve farsi sentire con le istituzioni europee perché tengano presenti le particolarità del nostro sistema, soprattutto rispetto ai numeri.

Patrizia Maciocchi