18.09.15 Il Sole 24 Ore – Quanto pesa il ritardo del Sud

Lo Svimez ha evidenziato un quadro preoccupante del nostro Mezzogiorno, che – ovviamente – riguarda anche la giustizia. Il recente Censimento 2014 sulla giustizia civile e penale, elaborato dal Ministero, fornisce qualche utile spunto di riflessione sulle ragioni che da tempo scoraggiano gli investimenti e le politiche del lavoro nel Sud Italia.I dati ministeriali, difettando di criteri univoci di registrazione e di rilevazione, in molti casi non sono del tutto affidabili e possono prestarsi a diverse letture, ma si tratta di macro dati che, scontando le imprecisioni, forniscono un indirizzo chiaro sulle tendenze e sul quadro generale. Sono stati presi in esame i dati riferiti ai soli Tribunali, ma stante le profonde interconnessioni trai diversi uffici, il dato resta ben rappresentativo. Le performance nel settore penale, elaborate sulla base del parametro della giacenza media ([pendenti iniziali+ pendenti finali]/ [sopravvenuti+ esauriti]x 365), sono già preoccupanti: 1 Il primo ufficio come performance delle Regioni del Sud Italia (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia)è Termini Imerese al 29° posto, ma nei primi 50 Tribunali, su 139, solo 8 sono in queste Regioni (Benevento, Agrigento, Marsala, Nola, Cosenza, Torre Annunziata e Bari), mentre nelle ultime 30 posizioni vi sono ben 15 uffici meridionali. Una situazione di sofferenza, comunque non drammatica. Invece è del tutto allarmante il quadro del settore civile: 1 Il primo ufficio delle regioni del Sud Italia è Marsala al 55° posto e nei primi 90 su 139, solo 6 vengono da queste Regioni (Termini Imerese, Sciacca, Caltanissetta, Trapani, Palermo). Nelle ultime 30 posizioni vi sono ben 27 uffici di queste regioni. 1 Secondo la stessa classificazione del Ministero del 26 marzo 2015 tra i 27 Tribunali con le migliori performance, come durata media e ultra triennalità, ve ne sono solo 2 (Termini Imerese e Marsala) di queste Regioni, trai 16 con performance nella media ve ne è uno solo (Caltanissetta), mentre tutti gli altri 42 sono sotto la media (21 nelle ultime 30 posizioni). Questo quadro è sicuramente condizionato dal metodo di calcolo, basato su un sistema convenzionale che simula un’assegnazione paritaria dei magistrati al settore civile e al settore penale, quando invece in realtà nel Sud Italia la proporzione è ben più sbilanciata verso il settore penale. Mai risultati che emergono anche dal censimento penale evidenziano bene il problema della giustizia al Sud. I numeri chiariscono l’impatto che questo ha sulla collettività e sull’economia: a fronte dei 114 giorni di giacenza media del Tribunale più virtuoso (Aosta), Marsala conta 302 giorni, Palermo (89° posto) 436 giorni mentre per gli ultimi 30 si oscilla trai 557 giorni e i 1.259. Le spiegazioni più facili, ricorrendo a luoghi comuni erronei, ma ugualmente abusati, sono: al Sud vanno meno risorse, gli organici sono inadeguati,i carichi di lavoro sono sperequati, al Sud si lavora poco. Tutte argomentazioni rapidamente demolite, quanto meno nelle loro generalizzazioni, solo leggendo i dati. Il problema non è-o almeno non è solo- di risorse, organici, carichi di lavoro o scarsa produttività degli uffici. Il rapporto tra magistrati e personale amministrativo come organico e come presenze è estremamente variabile e dipende da ufficio a ufficio, ma nel complesso è simil ea quello nazionale (8 uffici nei 20 più penalizzati e altrettanti nei 20 più fortunati). Inoltre la percentuale delle vacanze del personale amministrativo è molto più favorevole che altrove: dei 15 uffici che hanno surplus di organico ben 7 sono nel Sud e solo 6 su 45 avevano una scopertura superiore al 20%. Il rapporto giudici­ abitante è poi particolarmente favorevole nelle Regioni meridionali laddove, salvo le grandi sedi (Roma e Milano)e poche altre, il rapporto tra numero di giudici togati e popolazione è molto migliore che nel resto di Italia (nei 30 uffici con un rapporto più favorevole con un giudice ogni 4.612e 9.309 abitanti, ben 25 sono delle 5 regioni del Sud), con una media di 11.624. Piuttosto, maggiore incidenza negativa, anche se inferiore rispetto al passato, viene ad avere la scopertura di organico trai magistrati e il frequente turn over che ha sicuri effetti deleteri sul servizio, ma anche qui la situazione è meno drammatica di un tempo con una scopertura superiore a quella nazionale media (14,4%) che colpisce solo metà degli uffici interessati. Anche se quello della scopertura degli organici e del turn over è una delle questioni fondamentali che va affrontata, anche perché le pur limitate analisi organizzative compiute sul campo nel settore civile hanno evidenziato come il cambio di giudice produca un aumento dei tempi stimato nel 50%. Il carico di lavoro per magistrato presenta invece dati favorevoli: trai primi 20 uffici che hanno minor carico (sommando civile e penale) come iscrizioni per magistrato ce ne so­ no ben 14 del Sud (con la punta minima di 299,19 per magistrato), mentre tra i 20 più oberati solo uno è del Sud (Sciacca con 1.066 procedimenti iscritti quando la punta è di 1.857,50). Anche se ovviamente tale dato è compiuto sull’organico astratto e non sulle presenze effettive e non è in grado di valutare la qualità e complessità dei processi. Infine tra gli uffici più produttivi sulla base delle definizioni per magistrato troviamo ben 6 uffici nei primi 20 (Foggia, Bari, Lecce, Benevento, Salerno, Trani) nel settore civile. Il problema è quindi di contesto e di organizzazione (come si evidenzia dalle performance profondamente diverse da ufficio ad ufficio). Come contesto dobbiamo intendere più fattori: quello generale del contesto ambientale e istituzionale, quindi anche i rapporti con avvocatura, enti locali e più in generale la collettività, ma anche la presenza di criminalità organizzata e la conflittualità nel settore civile. Quanto a quest’ultima i recenti dati ministeriali aggiornati al 31 dicembre 2014 sono emblematici: su 45 tribunali di queste 5 regioni solo 4 hanno un tasso di contenzioso rapportato agli abitanti inferiore a quello nazionale di 10,9 cause ogni 1000 abitanti, con punte di 45,2 a Locri, di 24,2 a Salerno, di 22,9a Catanzaro, di 21 a Castrovillari. Quanto serve non è quindi la tradizionale rivendicazione di un semplice aumento quantitativo di risorse che, in assenza di un progetto, rischia di essere l’alimentazione di un buco nero che tutto assorbe senza alcuna resa, ma un vero e proprio piano straordinario per il Sud, che potrebbe rappresentare un vero e proprio volano per l’intera giustizia nazionale, che comporta anche iniezione mirata di risorse, modifiche normative, ma soprattutto un piano organizzativo di change management, che parta dal coinvolgimento e dalla valorizzazione delle capacità ed intelligenze di cui godiamo in queste Regioni ed Uffici. Un investimento straordinario quindi che non può limitarsi ai fondi europei, ma richiede un piano complessivo con interventi articolati e concentrici sul piano normativo, organizzativo e tecnologico.

L’ARTICOLO SUL GIORNALE

 

Claudio Castelli, referente processi innovazione Tribunale di Milano