20.10.14 La Stampa – I precari della giustizia bloccano i tribunali

Ogni giorno difendono i diritti degli altri rappresentando lo Stato in tribunale. In compenso, nessuno difende i loro diritti, nemmeno lo Stato che li ha introdotti nel sistema giudiziario nel 1998 come soluzione temporanea ai malanni cronici dei tribunali. Anzi, contro una recente sentenza pilota di un giudice del lavoro di Torino, che ha riconosciuto loro il diritto alla previdenza, il Ministero della Giustizia ha presentato ricorso in appello, per non pagare un centesimo di contributi. Sono le toghe onorarie, pomposamente chiamate così perché di fatto non sono magistrati ordinari. Sono tutti «precari della giustizia», pagati a cottimo: 98 euro ad udienza. Sono circa 3800 magistrati suddivisi in giudici e procuratori onorari, chiamati in gergo tecnico «Got» e «Vpo». I giudici in servizio sono 2044, i procuratori 1737. Altro che ferie prolungate dei colleghi ordinari. Loro, se vanno in vacanza, restano senza stipendio, che lo Stato chiama «indennità». E guai a desiderare di avere figli: la maternità se la sognano. Da oggi, e per tutta la settimana, saranno in sciopero, bloccando la maggior parte dell’attività giudiziaria dei tribunali italiani, per protestare contro le recenti proposte di riforma del Governo, in contrasto con le promesse elargite la scorsa estate ai rappresentanti sindacali dal ministro della Giustizia Andrea Orlando in vari incontri. «Le nuove linee esposte dal Ministro – afferma l’unione nazionale magistrati onorari – hanno rivelato che le riunioni al ministero erano state solo un simulacro, non avendo il governo alcuna intenzione di stabilizzare i magistrati onorari». Anzi, l’indirizzo del Governo è quello di adottare una maxi proroga degli incarichi, in linea col passato. E, secondo i consigli del ministro, questo tempo potrebbe essere utilizzato dai magistrati onorari per «guardarsi intorno», alla ricerca di nuovi impieghi. Precari «recidivi» e beffati. A Torino, uno dei centri più attivi dell’astensione, i procuratori onorari hanno deciso di andare al di là della protesta. Per scrivere una loro proposta di legge da presentare al premier Renzi, andranno in ufficio anche di notte. Saranno le «Notti della Giustizia», destinate a comporre un «controcanto» di norme al disegno di legge del Governo. Propongono il «mantenimento dei contenuti di efficienza» ma anche «la permanenza in servizio fino all’età pensionabile, secondo il modello dell’Ufficio del Processo, che valorizzerà la professionalità acquisita dai magistrati onorari, e tutti i diritti dei lavoratori previsti dalla Costituzione». Alle «Notti della Giustizia» ha dato pieno appoggio il procuratore capo di Torino, Armando Spataro, scrivendo una lettera all’Associazione Nazionale Magistrati per chiedere ai colleghi di scendere «decisamente in campo al fianco della magistratura onoraria». Appello accorato. «Condivido – ha scritto Spataro – le loro rivendicazioni e il non accontentarsi della ulteriore reiterabilità dei mandati quadriennali senza che sia loro riconosciuto il diritto di lavorare con serenità e di esercitare con dignità le loro funzioni in nome dello Stato, fino all’età pensionabile: immagino quanto sia dura la prospettiva di un gravoso impegno per venti/trent’anni per far fronte a problemi non risolti per poi trovarsi di colpo “in strada”, senza diritto ad un trattamento pensionistico».