21.02.14 Il Messaggero – Gli avvocati in piazza: «Giustizia umiliata»

Migliaia di avvocati sono scesi in piazza a Roma al termine della tre giorni di proteste e astensioni a cui hanno aderito circa il novanta per cento dei legali italiani. «Aumento dei contributi e taglio dei tribunali sono rimedi incostituzionali», hanno scandito lungo il corteo che si è snodato da piazza della Repubblica a piazza Santi Apostoli. Gli avvocati hanno protestato anche contro il taglio ai rimborsi per il gratuito patrocinio e il caro notifica. Hanno chiesto che a loro sia affidato parte dell’arretrato da smaltire, con arbitrati e camere negoziali, e infine di essere sentiti più di frequente nella Commissione giustizia.
Non erano proprio in diecimila, come pure hanno dichiarato, ma le migliaia di avvocati arrivati da tutta Italia, per marciare su Roma al grido «non ce la facciamo più», hanno mandato in tilt il traffico al centro della capitale. La crisi ha colpito anche loro, un esercito di 250mila professionisti che non ha pari rispetto agli altri paesi d’Europa. Solo a Roma si calcola che vi siano tanti avvocati quanti in tutta la Francia. Di più: se nel resto d’Europa ci sono 127 avvocati ogni centomila abitanti, in Italia se ne contano 406 (in Campania 652, nel Lazio 524). Troppi? Sicuramente, se loro stessi sollevano la questione del «numero chiuso» all’Università. Ma quel che non digeriscono, i protagonisti della protesta, è il susseguirsi di riforme che hanno puntato a disincentivare il contenzioso civile (più di cinque milioni di fascicoli arretrati) con l’aumento del contributo unificato, o che hanno introdotto la mediazione obbligatoria oppure la chiusura di circa mille piccoli uffici giudiziari. Il primo appuntamento è in piazza Monte Citorio. Il presidente dell’Organismo unitario dell’avvocatura (Oua), Nicola Marino, grida al megafono le ragioni della protesta. Alcuni parlamentari arrivano alla spicciolata: per Forza Italia Renato Brunetta e Giovanni Toti, per il Pd la responsabile giustizia Alessia Morani, mentre Antonio Di Pietro, che dopo aver dismesso la toga di magistrato ne ha recentemente indossata una da avvocato, viene accolto da qualche fischio. «Basta riforme spot. Nonostante 17 modifiche al codice di procedura civile, la durata media dei procedimenti di cognizione ordinaria in primo e secondo grado è aumentata di circa due anni – afferma Marino, mentre il sit-in di piazza Monte Citorio si scioglie per dirigersi verso piazza della Repubblica, luogo da cui parte il corteo -. Sono oltre nove milioni i processi pendenti in campo tra civile e penale. Per i cittadini oltre al danno c’è la beffa: i costi sono lievitati del 55,62% per il primo grado, del 119,15% in appello e del 182,67% in Cassazione. La marca da bollo, solo per fare un altro esempio, è passata da 8 a 27 euro». Il risultato – lamentano anche l’Associazione italiana giovani avvocati (Aiga), l’Associazione nazionale forense (Anf) e la Federazione magistrati onorari (Federmot)- è che le parcelle ormai si pagano a rate. Il corteo parte, ordinato e composto. «Andate piano, come i processi», grida un avvocato in toga. Il presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma, Mauro Vaglio, spiega: «Siamo qui per difendere anche i diritti dei cittadini egemonizzati da una dittatura economica. L’ultimo governo non ci ha voluti incontrare, speriamo che il prossimo ministro della giustizia ci voglia parlare. Noi mettiamo a disposizione le nostre idee e le nostre proposte». La richiesta immediata al premier in pectore Matteo Renzi è il ritiro immediato del ddl delega sul processo civile presentato dal Guardasigilli Annamaria Cancellieri che ha introdotto, tra l’altro, la motivazione delle sentenze a pagamento, l’aumento dei diritti di notifica e la diminuzione dei rimborsi per il gratuito patrocinio. Anche il rito Fornero sulle cause di lavoro è da correggere. Per migliorare la giustizia il pacchetto delle riforme proposte dagli avvocati è ben diverso, e va dalla gestione oculata delle risorse al processo telematico, dalla riorganizzazione degli uffici all’implemento delle soluzioni stragiudiziali, passando per una riforma della magistratura ordinaria.