22.01.14 Eco di Bergamo – Allarme giustizia: 9 milioni i processi ancora pendenti

Con quasi nove milioni di processi pendenti tra penale (3 milioni e mezzo) e civile (5 milioni e 200 mila), inefficienze che pesano sul debito pubblico, mille ricorsi a Strasburgo per i ritardi dei processi e il cumulo degli indennizzi non liquidati che da solo ammonta a quasi 400 milioni, la Giustizia resta un malato grave con i settori più delicati «connotati da una situazione prossima all’emergenza». Le cifre sono più o meno invariate da anni, ma qui sta il problema. Il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri, nella consueta relazione alle Camere che precede l’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione prevista per venerdì, dopodomani, torna a segnalare i mali e, nel contempo, le azioni da mettere in campo: rafforzare i riti alternativi e agire sul meccanismo delle impugnazioni nel penale, puntare sulla mediazione nel civile, procedere sulla strada tracciata dalla revisione della geografia giudiziaria, nonostante le resistenze. Ma «pur a seguito dei numerosi interventi introdotti negli ultimi anni, il funzionamento del sistema – deve ammettere il ministro – resta in sofferenza». Quanto basta perché l’organizzazione dell’avvocatura parli di «fallimento». È colpa di magistrati improduttivi se la giustizia arranca? Il ministro cita l’ultimo rapporto della Commissione Ue che colloca i magistrati italiani ai primi posti in termini di produttività. Semmai «aumentano i carichi di lavoro e lo spazio di azione dei magistrati: da qui le insoddisfazioni per le lentezze dei giudizi e i timori che la sovraesposizione della Magistratura possa alterare il delicato equilibrio tra i poteri», aggiunge il Guardasigilli, accennando alla polemica, sempre strisciante, sull’azione di alcuni pm considerati da alcuni settori troppo in vista. La «imponente dilatazione, in termini quantitativi, ma soprattutto qualitativi, del lavoro giudiziario» è provocata non solo e non tanto dall’aumento di controversie e reati, ma dalle «trasformazioni della società» e dall’emergere di nuovi diritti che chiedono tutela. Un passaggio criticato dai Cinque Stelle, che hanno preso anche da qui lo spunto per attaccare il ministro: alla Camera Andrea Colletti l’ha definita «inadeguata» al ruolo, ricordando il caso Ligresti e al Senato è partita anche una nuova mozione di sfiducia.La Lega spara a zero sulle carceri e boccia il decreto per alleggerire la popolazione carceraria, in discussione alla Camera. Il caso del giorno è quello del ghanese Adam Kabobo che a Milano uccise a picconate tre passanti e ora potrebbe lasciare la cella per l’ospedale psichiatrico giudiziario: i deputati leghisti hanno esposto cartelli «Kabobo in galera a vita» poco dopo la relazione del ministro. E se il Carroccio teme l’indulto mascherato, Cancellieri evoca invece l’indulto vero e i provvedimenti di clemenza come misure che «certamente ci consentirebbero di rispondere in tempi certi e celeri alle sollecitazioni del Consiglio d’Europa». Lo fa senza enfasi e ribadendo che la scelta spetta solo al Parlamento, ma la preoccupazione è palese: difficilmente si otterrà per altre strade quell’effetto deflattivo in linea con le richieste dell’Europa che un indulto assicurerebbe. Nonostante le frizioni, però, qualcosa sul fronte carceri si muove. Ieri in mattinata, mentre il ministro parlava alla Camera, al Senato si discuteva il disegno di legge sulla messa alla prova e nel pomeriggio, mezz’ora prima dell’arrivo del ministro a Montecitorio, il testo è approvato, non senza tensioni, dall’Aula (dovrà tornare alla Camera) con l’introduzione di un lodo sull’immigrazione clandestina: si abroga il reato, resta il «rilievo penale» delle violazioni amministrative.Il segretario generale dell’Associazione nazionale Forense, Ester Perifano ha ammonito che «sarà la Corte europea ad occuparsi molto presto della normativa italiana e delle misure prese». Ma il ministro insiste: «Siamo di fronte ad un fenomeno imponente di dilatazione del lavoro giudiziario provocata non solo da un aumento della litigiosità nel campo civile o dell’attività criminale in campo penale, ma anche dalle trasformazioni della società»