22.01.15 Italia Oggi – Mobilità, Madia contro Orlando

Madia contro Orlando, Funzione pubblica contro ministero della giustizia. La ragione del contendere è il ricollocamento dei 20 mila dipendenti provinciali in esubero che dovrebbe avere la priorità su tutti i processi di mobilità nella pubblica amministrazione e che invece sembra essere stata ignorata da un bando di via Arenula per oltre mille posti negli uffici giudiziari. E così il ministro Madia su twitter è stato costretto a metterci una pezza con una risposta che però crea più dubbi che certezze e dimostra, se mai ce ne fosse bisogno, che sulla sorte dei dipendenti delle province l’incertezza regna sovrana. Ma vediamo di chiarire i termini della questione. Via Arenula dimentica gli esuberi provinciali. Come rilevato su ItaliaOggi di ieri, il ministero della giustizia ha pubblicato sulla Gazzetta Uffi ciale un bando per 1.031 posti liberi negli uffi ci giudiziari. Ma, sorprendentemente, mentre dallo stesso governo provengono esortazioni a cogliere l’occasione della messa in soprannumero coatta di circa 20.000 dipendenti provinciali per la «più grande operazione di razionalizzazione della pubblica amministrazione», il bando viene confi gurato in modo da eludere i vincoli previsti dalla legge di stabilità 2015. Tale legge, come noto, prevede una serie di vincoli e passaggi, tali da indurre le pubbliche amministrazioni a congelare le proprie assunzioni (salvo quelle dei vincitori di concorsi le cui graduatorie siano vigenti o approvare all’1.1.2015), proprio per acquisire in mobilità i dipendenti provinciali in soprannumero. L’avviso del ministero della giustizia, invece, riserva la «chiamata» alla mobilità a tutti i dipendenti della p.a. e in particolare a quelli dei ministeri. Stabilendo, oltre tutto, che il personale appartenente ad amministrazione diversa dai ministeri dovrà allegare, altresì, una dichiarazione della propria amministrazione, con la quale la stessa si impegna «a procedere al versamento delle risorse corrispondenti al 50% del trattamento economico spettante al personale interessato al trasferimento», secondo le modalità che saranno stabilite con il dpcm previsto dall’art. 30, comma 2.3 del dlgs. 165/2001, in corso di perfezionamento». Previsione piuttosto strana: infatti, il bando, in sostanza, anticipa gli effetti del dpcm al quale è condizionato, e al quale avrebbe dovuto succedere nel tempo. Non solo: nel pretendere la dichiarazione di disponibilità dell’ente di provenienza, diverso dai ministeri, a coprire il 50% del trattamento economico dei dipendenti, mette in sostanza fuori gioco le province, per due motivi. In primo luogo, perché a causa del versamento coatto di 1,380 miliardi allo stato, le province sono prive di risorse fi nanziarie; in secondo luogo, perché ai sensi dell’articolo 1, comma 425, della legge 190/2014, le mobilità dei dipendenti provinciali in soprannumero sono proprio esentate dal versamento del 50% del trattamento economico, esattamente allo scopo di incentivare le mobilità dei dipendenti provinciali, per altro con priorità verso gli uffi ci giudiziari. Insomma un vero e proprio caos, che ha suscitato l’intervento del presidente dell’Unione province italiane (Upi), Alessandro Pastacci, che in una lettera rivolta al ministro Marianna Madia ha stigmatizzato il fatto che molte amministrazioni, in spregio alla legge 190/2014, stiano avviando mobilità aperte e non riservate ai dipendenti provinciali, portando ad esempio proprio l’avviso di mobilità del ministero della giustizia. La numero uno di Palazzo Vidoni ha risposto a Pastacci con un tweet tutt’altro che risolutivo: «Mobilità sbloccata: 1.071 dipendenti pubblici verso uffici giudiziari dove c’era carenza personale. Priorità a quelli di province». Un tweet che ha il sapore di una presa di distanza dall’operato del ministero della giustizia: una sorta di invito, sintetico e criptico, a rivedere la decisione adottata, per dare priorità alla mobilità dei dipendenti provinciali. Sta di fatto che, come facilmente prevedibile, l’attuazione della mobilità prevista dalla legge di stabilità 2015 si rivela da subito molto complessa, per la refrattarietà delle amministrazioni ad accettare i vincoli alle assunzioni imposti e la situazione straordinaria imposta dalla riforma delle province.