22.10.18 Italia Oggi – Avvocati, esame al restyling

Riconsiderare nel suo complesso la disciplina dell’accesso alla professione forense. Un nuovo esame, quindi, che vada incontro alle esigenze dei giovani potenziali avvocati. Per questo è giusto definire una proroga alle nuove regole del test, introdotte con il decreto 17/2018, che prevedevano l’impossibilità di utilizzo dei codici commentati con la giurisprudenza e l’obbligatorietà dei corsi di formazione, la cui mancata partecipazione osta alla partecipazione al concorso. La notizia arriva direttamente dal Consiglio di stato che, nella scorsa settimana, ha approvato il rinvio dei nuovi esami forensi. Palazzo spada, infatti, ha risposto positivamente alla richiesta del capo ufficio legislativo del Ministero della giustizia, che chiedeva un giudizio sulla proroga della nuova versione degli esami, avvenuta con l’approvazione del «decreto milleproroghe» (dl 91/2018). La nuova prova, il cui inizio è differito al 31 marzo 2020, prevede, come detto, l’impossibilità di utilizzare i codici annotati con la giurisprudenza e l’obbligatorietà dei corsi di formazione per l’accesso alla professione. Il decreto con le nuove regole riprende l’articolo 43 dell’ordinamento professionale forense, che stabilisce come «il tirocinio, oltre che nella pratica svolta presso uno studio professionale, consiste altresì nella frequenza obbligatoria e con profitto, per un periodo non inferiore ai 18 mesi, di corsi di formazione di indirizzo professionale tenuti da ordini e associazioni forensi, nonché dagli altri soggetti previsti dalla legge». Il decreto che disciplini l’ingresso alla professione di avvocato era attesto da anni, o almeno dal 2014. Infatti, l’articolo 3 dell’ordinamento recita: «All’attuazione della presente legge si provvede mediante regolamenti adottati don decreto dal Ministero della giustizia entro due anni dalla data dell’entrata in vigore dell’ordinamento», che è entrato in vigore nel 2014. Nell’esprimere le sue motivazioni sull’approvazione della proroga Palazzo spada, come detto, apre ad una riforma organica del sistema di accesso alla professione. Infatti, nell’avviso si dichiara che «l’opzione legislativa per un ulteriore differimento biennale delle nuove modalità previste dall’avvocato è diretta anche a consentire al legislatore di riconsiderare nel suo complesso la disciplina dell’accesso alla professione forense». La scelta operata dal legislatore «appare da condividere per evitare di impegnare gli ordini forensi e gli stessi tirocinanti in attività che potrebbero ex post risultare non coerenti con la possibile futura disciplina dell’accesso alla professione di avvocato, la cui globale rivisitazione è peraltro auspicata dal Consiglio nazionale forense». «Esprimiamo soddisfazione per l’adozione da parte del ministro della giustizia del decreto sul differimento, al 31 marzo 2020, dell’obbligatorietà dei corsi di formazione per l’accesso alla professione, che ha ottenuto il via libera del Consiglio di stato», afferma Luigi Pansini, segretario generale dell’Associazione nazionale forense. «La novità più importante, però, riguarda la volontà del legislatore di procedere alla riforma dell’intero sistema di accesso alla professione, peraltro già annunciata dal ministro Bonafede nel corso della giornata inaugurale del Congresso nazionale forense», conclude Pansini.

Michele Damiani