24.05.18 Italia Oggi – Congresso Anf a Palermo sull’avvocato in evoluzione

I cambiamenti che impattano sulla giurisdizione, la giustizia e la professione di avvocato. Individuando i possibili strumenti per coniugare le regole del diritto e della professione con quelle dell’economia e dell’innovazione tecnologica. Sono i temi al centro dell’VIII congresso elettivo dell’Associazione nazionale forense, in programma a Palermo da oggi al 27 maggio. Il titolo dell’appuntamento è «L’avvocato in evoluzione» e si aprirà con l’intervento del sindaco di Palermo Leoluca Orlando e del presidente della sede Anf di Palermo, cui seguiranno le relazioni congressuali del presidente di Anf Marcello Pacifi co e del segretario generale Luigi Pansini, che a ItaliaOggi ha spiegato quali saranno i temi principali dell’appuntamento e l’evoluzione della professione forense. Domanda. Quali le tematiche al centro del congresso Anf? Risposta. Il numero degli avvocati negli ultimi anni è cresciuto, così come è cresciuto il numero dei professionisti in Italia, il 22% in più rispetto al 2007. L’età media dei professionisti attivi è salita, il tasso di crescita con cui i giovani entrano nel mondo delle professioni ordinistiche è rimasto largamente positivo, non c’è soltanto il classico lavoro che conosciamo di ogni professione ma molte nuove specializzazioni sono richieste dal mercato. I numeri dell’avvocatura, però, non devono spaventare; vanno letti e decodifi cati, sforzandosi di immaginare se e come l’evoluzione della professione è in grado di assorbirli e di soddisfarne le aspettative senza particolari traumi. Devono invece allarmare il loro uso strumentale e la tendenza a dimenticare che la legge professionale del 2012 ha tra i suoi obiettivi quello di favorire l’ingresso alla professione e l’accesso alla stessa, in particolare alle giovani generazioni, con criteri di valorizzazione del merito. D. Come vede il futuro dell’avvocatura? A suo avviso in che modo si può colmare il gap tra la parte istituzionale e quella associativa della categoria? R. Nessun gap, è solo che istituzioni e associazioni forensi hanno ruoli e compiti diversi. L’istituzione non nasce con il compito di tutelare gli avvocati e di agire nei loro interessi né la riforma ordinamentale del 2012 glielo attribuisce; l’istituzione vigila sul corretto esercizio della professione. Il richiamo costante alla deontologia, all’aggiornamento, alla formazione, è il richiamo al rispetto della legge professionale pena, in difetto, l’intervento dell’istituzione vigilante. Senza l’attività di controllo in nome e per conto dello stato, l’istituzione forense non avrebbe ragione di esistere; non a caso, del resto, la sede dell’istituzione è presso il ministero della giustizia. Le associazioni fanno altro. Il dibattito sulle società di capitali tra avvocati, sull’avvocato dipendente di altro avvocato o sull’assetto democratico e pluralista della governance istituzionale, per esempio, è stato portato avanti solo dalle associazioni, prima fra tutte dall’Associazione nazionale forense, e in contrasto con le istituzioni. D. È di pochi giorni fa la notizia del ricorso presentato da Anf contro il regolamento sulla formazione dei praticanti. Quali i punti critici del regolamento? R. Il ricorso è della sede Anf di Bari e le criticità principali risiedono nell’idea del numero chiuso per i corsi obbligatori per la pratica forense, non prevista dalla norma primaria, e nella discrezionalità in capo agli ordini di pronunciarsi sull’organizzazione dei corsi da parte di soggetti diversi. Il numero chiuso è correlato all’elevato numero degli iscritti agli albi, ma quest’ultimo non deve spaventare perché va letto e decodificato con la volontà di immaginare se e come l’evoluzione della professione è in grado di assorbirlo senza particolari traumi.

di Gabriele Ventura