26.01.15 Affari&Finanza – La stangata dei minimi contributivi, colpo da ko per i giovani professionisti

«Un intervento correttivo è sacrosanto». Questa volta Matteo Renzi, il premier che tira dritto, ha annunciato una retromarcia: una serie di interventi ad hoc per le giovani partite Iva. Perché la coperta della legge di stabilità, lo ha riconosciuto, ha lasciato al freddo proprio i lavoratori autonomi. E in particolare i professionisti agli inizi di carriera, iscritti o non a un ordine. Loro che al (quasi) coetaneo Renzi g u a r d a v a n o con speranza, hanno cominciato il 2015 con un nuovo e meno vantaggioso regime fiscale dei minimi. Con un’impennata dei versamenti p r e v i d e n z i a l i dovuti all’Inps. E, nel caso degli avvocati, con l’obbligo anche per chi non arriva a 10mila euro di reddito di iscriversi e pagare i contributi alla Cassa Forense. Colpi da ko, per chi già prima faticava a affacciarsi sul mercato. In media gli autonomi under40 guadagnano la metà esatta dei colleghi over, 20mila euro lordi contro 40mila. Ed è soprattutto su di loro che va a impattare il nuovo regime dei minimi. Il precedente garantiva alle partite Iva fino ai 35 anni un’imposizione di vantaggio, al 5%. La finanziaria ha fatto saltare il limite di età, ma portato l’aliquota al 15%. Così per un architetto 28enne che fattura 10.500 euro il carico fiscale, tasse più previdenza, sale da 1.120 a 1.463 euro. E se il reddito sfondasse quota 15mila euro perderebbe ogni vantaggio (prima il limite era a 30mila): «I minimi aiutavano a affacciarsi alla professione», commenta Fazio Segantini, 42 anni, presidente dell’Unione nazionale dei giovani commercialisti. «Questo è un grosso passo indietro». Ora il governo studia le correzioni, per esempio tornare ad alzare il tetto massimo di reddito. Ma trovare le coperture non sarà banale. Nel dubbio, gli ultimi mesi del 2014 hanno visto un’impennata di nuove partite Iva, la corsa a rientrare nel vecchio regime. A questo aggravio si aggiunge quello contributivo. Dal primo gennaio l’aliquota richiesta dall’Inps a designer, traduttori e agli altri professionisti non iscritti a un ordine è scattata dal 27 al 30%. Entro il 2018 poi, gradino dopo gradino, salirà ancora fino al 33, nove punti più di quanto previsto per i commercianti. Il rincaro risale addirittura al pacchetto lavoro Fornero, ma a differenza del governo Letta Renzi non l’ha bloccato. Per questo in settimana Confassociazioni e Acta, due delle sigle che rappresentano i freelance, hanno presentato al premier il conto: chi ha un reddito di 8mila euro ne pagherà 230 in più, chi ne guadagna 16mila, quasi 500. La previdenza degli ordini ha aliquote molto più basse, tra il 12 e il 15%. Almeno per una categoria però, quella degli avvocati, non mancano le polemiche. Da gennaio infatti tutti gli avvocati iscritti all’ordine sono registrati in automatico anche alla Cassa forense. Compresi quelli che guadagnano meno di 10mila 300 euro, prima esentati. Per loro il contributo soggettivo è ridotto a un quarto della cifra base, 2.780 euro, ma “vale” solo sei mesi di anzianità. Passata quella soglia poi, fino a 20mila euro, sale alla metà: «Per questa fascia siamo oltre il 14%, in proporzione versano più di chi ha guadagni superiori», nota Nicoletta Giorgi, 40 anni, presidente dell’Associazione italiana giovani avvocati. «Un costo a cui si aggiungono quelli per assicurazione e formazione, entrambe obbligatorie con la riforma forense». In Rete è partita una mobilitazione: #iononmicancello. La paura di molti giovani avvocati infatti è di vedersi depennati dall’ordine, se non riuscissero a versare il contributo minimo: «Non è previsto», tranquillizza Nunzio Luciano, 52 anni, presidente della Cassa Forense. Ma resta il fatto che anche 700 euro, per un under alle prime armi, pesano: «A loro diamo la possibilità di dilazionare i pagamenti». Neppure la previdenza privata, del resto, è uscita indenne dalle riforme di Renzi. Per finanziare i famosi 80 euro, la tassazione sulle rendite finanziarie, compresi gli investimenti delle casse professionali, è salita dal 20 al 26%. Secondo Adepp, l’associazione che le raggruppa, questo taglierà del 10% i futuri assegni pensionistici, già magri per chi comincia ora. «Le nostre casse hanno tutte raggiunto una sostenibilità di lungo periodo», dice il presidente Andrea Camporese, 46 anni. «Ma sappiamo che non basta: dobbiamo ragionare su un welfare che segua i professionisti durante tutta la carriera, non solo dopo la pensione». L’obiezione dei giovani professionisti, in fondo, è proprio questa. A fronte dei contributi che versano, il livello di assistenza di cui godono è minimo. Le casse private hanno cominciato a sperimentare servizi diversi, come assicurazioni sanitarie e prestiti agevolati. La Cassa forense lavora per garantire agli under accesso gratuito ai database giuridici, una spesa maggiore per chi apre uno studio. Ma siamo solo all’inizio, come riconosce Camporese. E i freelance senza ordine, sottolinea il presidente del centro studi Adapt, il 32enne Emmanuele Massagli, non hanno neppure questo: «Il Jobs Act, per ora, non ha considerato per nulla il mondo degli autonomi»