26.10.13 Il Sole 24 Ore – A rischio iscrizione 100mila avvocati

La prova dell’esercizio continuo della professione e l’obbligo di iscrizione contestuale alla Cassa e all’Albo mettono a rischio espulsione fino a 100mila avvocati giovani. Per il presidente uscente dell’Aiga (l’associazione nazionale giovani avvocati), Dario Greco, la possibilità del cartellino rosso per la parte più debole della categoria riguarda un numero di avvocati che va dai 40mila ai 100mila e nasce dalla doppia condizione contenuta nell’articolo 21 della legge forense. Contro chi crede che per risolvere il problema del grande numero di avvocati, che ha superato quota 225mila, sia sufficiente far leva su norme che penalizzano soprattutto i giovani, l’Aiga – che è riunita a Palermo per il XXII Congresso nazionale – promette le barricate.
Nel mirino di Dario Greco finisce la «pessima» riforma dell’ordinamento che mette all’angolo le giovani generazioni di oggi e di domani: «Una legge dove la parola giovani è contenuta una sola volta mentre anziano, anziani e anzianità si ripetono per bene 18 volte».
Il leader dell’Aiga trova dei responsabili per l’aumento esponenziale del numero di legali: «I colpevoli sono tutti i componenti delle commissioni di esame da avvocato dal 1988 fino ad oggi ed è ingiusto e immorale pensare di espellere dalla categoria decine di migliaia di ragazzi che, con il loro lavoro, consentono agli studi legali di stare aperti, molto spesso, senza percepire un centesimo di compenso». A questi pensa il tesoriere nazionale, la padovana Nicoletta Giorgi, candidata alla presidenza come il segretario Claudia Pizzurro, di Paola.
«Se dovessi essere eletta – dice Giorgi – mi batterei per chiedere il contratto da applicare ai giovani avvocati che di fatto mandano avanti gli studi. Sarebbe uno strumento utile contro una sorta di lavoro nero, che se non è la regola è comunque molto diffuso».
Claudia Pizzurro individua la chiave per uscire dalla crisi nella conquista di nuovi spazi di mercato. «Come presidente – spiega Claudia Pizzurro – chiederei per gli avvocati l’assegnazione di compiti ingiustamente riservati ad altri professionisti: dalle consulenze estere all’autentificazione delle firme».
Cercano nuovi spazi gli avvocati stretti da una crisi che ha fatto registrare nel 2012 una flessione dello 0,3% dei redditi. Ad oggi l’87% degli avvocati dice di guadagnare in media circa 23mila euro l’anno. E, secondo l’ex presidente dell’Aiga, Giuseppe Sileci, il numero non è più, se mai lo è stato, il risultato di un’evasione generalizzata. «La categoria dovrebbe aprire alle società multiprofessionali – dice Sileci – anche con il socio di capitale».
Farevoli alle società multiprofessionali sono anche il presidente Greco e le candidate alla successione. Ma al momento, per evitare il rischio epurazione, serve l’intervento della Cassa forense, che – riconosce Dario Greco – ha già fatto molto riducendo alla metà del minimo i contributi dovuti per i primi cinque anni di attività». Assicura il suo appoggio il vice presidente della Cassa forense, Nunzio Luciano. «Sono pronto a dare battaglia a chi pensa di tagliare fuori sacche di avvocati in base al reddito. La bozza di regolamento, che abbiamo messo a punto e che dovrà essere pronta entro il 4 febbraio, a mio avviso va ancora modificata cambiando l’articolo che esclude dal beneficio del minor versamento chi ha superato i 35 anni».
Per sostenere i giovani Luciano promette anche l’arrivo di una banca dati, ma ammette l’insuccesso della Cassa sul fronte della cartolarizzazione dei crediti vantati da chi presta patrocinio a spese dello Stato. Non va bene al ministero dell’Economia la proposta della Cassa di anticipare le somme dovute scalandole poi con il Fisco.
Invita alla lungimiranza il segretario dell’Associazione nazionale forense Ester Perifano che mette in guardia chi avrebbe la tentazione di pagare 3.500 euro di contributi l’anno: il risultato sarà una pensione di 600 euro al mese. Oggi al Congresso sono attesi i presidenti del Cnf, Guido Alpa, e dell’Oua, Nicola Marino.

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