27.06.18 Il Dubbio – Tensione su Bari i penalisti contro Bonafede

Una soluzione temporanea, certo. Anzi «emergenziale». Ma chiaramente sgradita alla gran parte dell’avvocatura barese. E destinata dunque a tenere viva la polemica, come minimo. A poche ore dalla manifestazione dell’Ucpi a Bari, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede lunedì sera ha pubblicato un messaggio via facebook “per tutti i penalisti italiani”, in cui definisce “completamente sbagliate” le motivazioni dell’astensione dalle udienze, proclamata per tre giorni, fino a oggi, dalla stessa Unione delle Camere penali. Nel suo intervento il guardasigilli dice di concordare, però, con i penalisti “quando denunciano le condizioni in cui versa la Al guardasigilli rivolge un messaggio di apertura il presidente del Consiglio nazionale forense Andrea Mascherin: «Sono convinto che il ministro darà seguito a quanto annunciato venerdì scorso agli Stati generali del Csm, ovvero che l’edilizia giudiziaria rientra tra le priorità per gli investimenti in programma», dichiara in una nota. «Positivo che gli uffici ministeriali siano già all’opera per un monitoraggio», aggiunge il vertice del Cnf, «in particolare per Bari potrà individuarsi il percorso più rapido per una soluzione definitiva e di soddisfazione di tutti gli operatori della giurisdizione, con la necessaria collaborazione di tutti i soggetti interessati». Mascherin ricorda anche che «il Cnf ha deliberato in via di urgenza misure idonee a sollevare gli avvocati di Bari dagli oneri formativi e i praticanti dalla frequentazione delle udienze». Una delibera del massimo organo dell’avvocatura esonera infatti gli iscritti all’albo nel capoluogo pugliese dalla formazione continua «per il secondo semestre 2018 e comunque finché durerà l’emergenza», oltre a dare il nulla osta a una liberatoria dell’Ordine di Bari sul vincolo delle 20 udienze semestrali per i praticanti. Ora il nodo è una comunicazione quasi del tutto interrotta tra ministro da una parte, Ucpi e istituzioni forensi baresi dall’altra. Al messaggio «per tutti i penalisti italiani» pubblicato lunedì su facebook da Bonafede, non privo di contestazioni alle stesse Camere penali per lo «sciopero», Migliucci ribatte: «Finché Bonafede non sarà presidente dell’Ucpi, le nostre proteste le decidiamo noi. A meno che non decida di fare un altro decreto d’urgenza per sopprimerle». Secondo il vertice dell’Unione, «siamo di fronte a un guardasigilli senza coraggio, che non ha risposto alla nostra richiesta di incontro e che dice bugie sul fatto che il decreto sarebbe stata una soluzione condivisa». Contestata sia la sospensione fino al 30 settembre di tutti i termini processuali, prescrizione compresa, sia lo smantellamento della tendopoli allestita davanti al Tribunale inagibile di via Nazariantz. Soprattutto perché con le udienze celebrate nelle strutture di fortuna non si sarebbe dovuto inviare decine di migliaia di notifiche. «Ci vorranno 10 anni per rimetterci in pari», secondo il presidente del Tribunale Domenico De Facendis. «Non è vero che il decreto è stato condiviso dall’avvocatura come ha detto il ministro», incalza il presidente della Camera penale di Bari, in apertura dell’assemblea di ieri, tenuta nell’aula magna della Corte d’appello. «Avvocati, pm, giudici e cancellieri, parti pur fisiologicamente contrapposte, sono d’accordo sulla necessità di un provvedimento d’urgenza che consenta di requisire un immobile in grado di accogliere tutti gli uffici». È il presupposto in base al quale oggi il presidente dell’Ordine Giovanni Stefanì non sarà presente alla firma della convenzione per l’utilizzo dell’edificio di Modugno: «Non firmo un atto che ci condanna», dice. Anche l’Ocf chiede «un emendamento al decreto per conferire poteri speciali e uscire dall’impasse», oltre a «un tavolo ministeriale che monitori la situazione dell’edilizia giudiziaria e scongiuri un altro caso Bari». Dall’Associazione nazionale forense arriva l’appello affinché «l’avvocatura resti unita ma con i piedi per terra». Secondo il segretario uscente Luigi Pansini «occorre intendersi su qual è la priorità: se è quella di riprendere a celebrare le udienze in uffici tra loro distanti o continuare a non celebrarle fino a quando non si troverà una soluzione unica». I penalisti temono che la “delocalizzazione” dei dibattimenti a Modugno da «emergenziale» diventi irreversibile. Oggi se ne parlerà a via Arenula, poi Bonafede vedrà domani la giunta dell’Anm, per trovare una via d’uscita che si fa sempre più urgente.