26.10.13 Italia Oggi – L’Aiga: ci servono le società

I giovani avvocati chiedono un ordinamento moderno per sopravvivere alla crisi. Nella seconda giornata del XX Congresso Nazionale dell’Aiga in corso a Palermo dai giovani legali arrivano richieste precise: le società fra avvocati e una formazione di qualità. C’è la sfida del processo telematico a partire dall’anno prossimo da affrontare. Un tema sul quale Stefania del Gais, vicepresidente nazionale Aiga, è stata lapidaria: «Bisogna che gli avvocati vigilino sull’introduzione, l’anno prossimo, del processo telematico; ma serve anche un obbligo di formazione dei professionisti per non farsi cogliere impreparati dalla novità del 2014». Il tema della formazione è stato ampiamente battuto dalla relazione di Ester Perifano, segretario nazionale Anf, che ha posto alcuni punti fermi. Il primo: questa riforma mette a repentaglio la qualità della formazione. Per Perifano si rischia di trasformare il percorso di formazione e in un percorso a ostacoli. È per questo motivo che l’avvocatura italiana deve dare delle risposte chiare agli interlocutori istituzionali, specie quando si parla di società tra avvocati. Che Perifano non intende soltanto come società di capitali: «È opportuno», chiede, «che i legali restino fuori dalle società multidisciplinari?»I rapporti tra Consiglio nazionale forense e ministero della giustizia sono un altro tema di dibattito. Sergio Paparo, presidente dell’ordine degli avvocati di Firenze, osserva come nelle sezioni distaccate sorprese o negli ex tribunali soppressi gli avvocati avranno problemi. Ai quali la categoria dovrà dare un aiuto per intero. Paparo è chiaro: se 30 e più anni fa il 13% dei laureati in legge diveniva avvocato, oggi la percentuale è altissima «perché molti giovani vi sono costretti, non trovando altri lavori». Ma della pletora di avvocati, per Paparo, è ora di decidere: o esodare oppure aiutare chi si è iscritto perché non ha trovato un altro lavoro.Anche la Cassa forense è un punto su cui i giovani avvocati sono sensibili. Francesco Caia, presidente dell’Ordine di Napoli, chiede che sia un soggetto vivo dentro l’avvocatura, a sua volta specchio del paese.Luigi Ancona, tesoriere dell’Ordine di Bari, mette infine il dito in un’altra piaga: la crisi economica ha colpito anche l’avvocatura, per cui è ora di un intervento più autorevole della Cassa. E va giù duro: i vertici di Cnf e Oua hanno fallito nei rapporti col ministero. La legge di riforma della professione ne è un esempio. E rincara: nel processo di formazione delle leggi la Magistratura viene ascoltata, l’avvocatura no. Ancona, quando passa a parlare di formazione, osserva: non deve trasformarsi in una sorta di «estensione della scuola», lontana quindi dalla realtà dell’attività forense.

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