28.11.17 Il Mattino – Sala lobby alla Camera, apre l’ufficio dei facilitatori

In concomitanza con l’arrivo in aula della legge di Stabilità, su cui tradizionalmente si scatenano gli appetiti dei partiti e dei loro referenti, la Camera apre la sala per i lobbisti. La concomitanza con la manovra non è solo simbolica: la disciplina approvata nell’aprile 2016 dalla Giunta per il Regolamento, seguita da una delibera dell’ufficio di presidenza a febbraio di quest’anno, ha rivoluzionato il settore. Imponendo ai “rappresentanti di interessi” propri o altrui che vogliano accedere a Montecitorio il rispetto di una serie di requisiti, l’iscrizione in un registro specializzato, controlli da parte dei questori e sanzioni in caso di inadempienza, e un badge specifico. L’obiettivo è chiaro: mettere ordine e trasparenza in un mondo in cui gli affari si mescolano alla politica non sempre in modo limpido. A volte con l’aggiunta di faccendieri, portaborse, giornalisti ed ex parlamentari tentati dall’arrotondare lo stipendio. Oggi dunque si taglia il nastro allo “Spazio Lobby”: due sale comunicanti all’inizio del corridoio “Corea” (parallelo al Transatlantico), due salottini in pelle a una distanza reciproca che favorisce la discrezione, 16 postazioni computer, wi-fi, tv a circuito chiuso e web cam per seguire i lavori. Alle pareti libreria in boiserie e paesaggi a olio; alla porta un commesso cortese ma fermo nel selezionare gli accessi. La sala, che prima ospitava un funzionario, non ha ancora nome, ma presto il tam tam parlamentare glielo assegnerà. È una destinazione provvisoria, scelta dopo la chiusura di Palazzo Marini, ma come spesso accade in Italia potrebbe diventare definitiva. E sul sito di Montecitorio è consultabile l’elenco dei lobbisti accreditati, che devono essere maggiorenni, non interdetti, privi di condanne definitive nell’ultimo decennio per reati contro la pubblica amministrazione o il patrimonio o la buona fede. Prevista la clausola di non concorrenza: esclusi parlamentari e membri del governo fino a un anno dalla scadenza del mandato. Scorrendo la lista si scopre che interessate a contattare deputati, commissioni, gruppi parlamentari, sono praticamente tutte le grandi aziende italiane private e pubbliche, nonché le relative associazioni di categoria: Confindustria, Confedilizia, Federchimica, Ferrovie, Enel, Terna, Poste, Invitalia, Tim, Vodafone, Unipol, Enav, Anas, Fincantieri, Federlegno. Comprese realtà in crisi come Alitalia (per “incontri, relazioni e promozione del business”) e Almaviva. Ciascuna società indica al massimo due soggetti che possono fisicamente entrare in Parlamento e specifica l’attività che svolgeranno: colloqui, convegni, organizzazione eventi, seminari, cerimonie, monitoraggi, ma anche marketing e lobbying. Praticamente non manca nessuna categoria professionale e umana. Ci sono i consumatori, indipendenti ed europei. I lavoratori anziani, i datori di lavoro delle colf (interessati a rappresentare le relative “problematiche”) e i pensionati. La musica dal vivo, le radio locali e l’editoria di settore. La Federazione degli scrittori e i sindacati dei coltivatori. La Rai. I Forestali. Il turismo (la Fiavet), il petrolio (Api), i costruttori edili (Ance), la chimica (Basf), la meccanica, il credito, la Pubblica Amministrazione. Ben presenti le multinazionali del fumo con British American Tobacco e Philip Morris, intenzionati a incontrare “i deputati e il loro staff”. E poi Legacoop e Confcommercio. Opportunamente rappresentati anche i liberi professionisti: lAssociazione Nazionale Forense, i tributaristi, i geometri con o senza laurea, i revisori dei conti, i medici, gli architetti. Tutti decisi a far sentire la proROMA pria voce al momento in cui si discute di riforme, tasse, ordini professionali. Alla voce terzo settore, ecco Emergency, la Lega Anti-Vivisezione e le missioni di solidarietà di World Medical Aid. Le banche schierano l’Abi (delegato a trattare direttamente il presidente Antonio Patuelli) e l’Associazione Banche Popolari. Infine, i lobbisti di mestiere: un pugno di persone fisiche, ma soprattutto le grandi società di relazioni che devono indicare espressamente quali clienti hanno mandato a rappresentare, che siano la Coca Cola o i supermercati Conad. Compaiono giganti della comunicazione come Holding Digital Relations Advertising o Community (che cura gli interessi della Msc Crociere, in ballo anche per il passaggio delle grandi navi a Venezia). Comin & Partners tratterà per Sorgenia. Reti, tra gli altri, per il Teatro Eliseo di Luca Barbareschi (che per i cospicui fondi ad hoc ricevuti nella scorsa manovra ha fatto arrabbiare 40 teatri).

Federica Fantozzi