29.05.18 Corriere del Mezzogiorno – Dai processi sotto i tendoni al corteo barese delle toghe

«Occorre chiedere al Governo un decreto d’urgenza perché solo con strumenti straordinari è possibile affrontare una situazione che è eccezionale». E’ questo l’auspicio del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, al termine della giornata più lunga della giustizia penale barese. Una dichiarazione alla quale fanno eco le parole del sindaco Antonio Decaro, che ribadisce la necessità che venga «dichiarato lo stato di emergenza». In effetti in assoluta emergenza stanno lavorando da ieri mattina magistrati, avvocati, cancellieri e personale amministrativo, costretti a svolgere le udienze penali dichiarate non urgenti nelle tre tende allestite dalla Protezione Civile nel parcheggio antistante il palagiustizia di via Nazariantz, dichiarato inagibile. Una situazione di assoluta precarietà che – questa forse la novità più importante – non dovrebbe durare però a lungo, perché il Ministero, come confermato da Barbara Fabbrini, responsabile reggente del dipartimento per l’organizzazione giudiziaria, ha già messo a disposizione l’ex sede distaccata di Modugno e un immobile in via Brigata Bari. Qui, come era trapelato già dopo l’esito della prima delle due perizie che hanno evidenziato i problemi strutturali di via Nazariantz, ci sono «spazi disponibili dove allocare i servizi che i vertici degli uffici giudiziari riterranno più opportuno traslocarvi». Se da una parte la sistemazione in tenda sembra, dunque, destinata a durare poche settimane, dall’altra c’è da dire che il tribunale penale (considerando anche gli uffici ospitati in piazza De Nicola) si fa in tre. Una soluzione che però non è quella auspicata dagli avvocati penalisti ancora nella infuocata assemblea svoltasi ieri proprio in una delle tre tende: «Siamo d’accordo che occorre superare l’emergenza – ha dichiarato il presidente dell’Ordine degli avvocati, Giovanni Stefanì – ma così non va bene. Innanzitutto il decreto ministeriale che ha individuato la sede di Modugno ne prevede l’utilizzo fino al 12 settembre, termine in cui scade la disponibilità per l’uso delle ex sedi distaccate poi destinate a entrare nella disponibilità dei Comuni. Occorre dunque – ha continuato Stefanì – una conferenza di servizi per fare una convenzione con il comune per poter andare oltre. E poi si tratta di una soluzione non soddisfacente perché è un immobile di 1.500 metri quadri, mentre quello di via Brigata Bari è di 2-3.000. Ne servono 10-12.000. A Bari ci sono immobili potenzialmente disponibili che, magari messi insieme, hanno una metratura maggiore. Il palazzo ex Telecom, il palazzo ex Inpdap e l’ex assessorato alla Sanità della Regione. Occorre però chiarire queste necessità nel bando per la ricerca di mercato che è in corso. Speriamo ci siano offerte, altrimenti saremo punto e a capo». Della stessa idea è anche il presidente della Corte d’appello di Bari, Franco Cassano. «Non si può sopportare l’idea che la condizione di lavoro peggiori perché ristretta in spazi ancora più angusti come Modugno e via Brigata Bari. Deve essere chiaro che quella è una soluzione temporanea». Ma legato a quello della sede c’è un altro nodo da sciogliere, ossia quello della possibile interruzione dei termini processuali, alla quale è stato confermato sta lavorando il Ministero. A chiederla sono stati i magistrati, come ribadisce Lorenzo Gadaleta, presidente della sezione barese dell’Anm: «Abbiamo chiesto la sospensione e speriamo di ottenerla». I penalisti però sono di avviso contrario perché temono l’allungamento dei processi. Sfumature che non hanno impedito però a giudici, pm e avvocati di sfilare insieme da via Nazariantz a piazza De Nicola, toghe sul braccio: «Ora occorre trovare le soluzioni prima di individuare i colpevoli» ha detto il procuratore aggiunto Roberto Rossi, che sta indagando sulla vicenda». Luigi Pansini e Leonardo Ciciolla, dell’Associazione nazionale forense, ribadiscono che «le responsabilità sono diffuse, basta recriminazioni e interveniamo con urgenza».

di Mauro Denigris