29.08.14 Il Manifesto – Sconcerto di ministri

«Le riforme del governo? Basta aspettare la riunione di domani del Consiglio dei ministri e se ne vedranno i risultati». Nel pomeriggio di ieri Giorgio Napolitano è rimasto prudente, nelle sue parole nessun segno dell’abituale incoraggiamento all’azione di Matteo Renzi. Segno che il capo dello stato era ben consapevole delle difficoltà in cui il premier si muove, con i provvedimenti di spesa frenati dalla mancanza di risorse e quelli a costo zero, come la giustizia, bloccati dalle divergenze tra alleati. Non a caso proprio ieri sera, dopo che per un’ora e mezza Renzi aveva aggiornato il presidente della Repubblica, si è saputo che l’argomento scuola è scivolato via dal Consiglio dei ministri di oggi pomeriggio. Eppure, per improvvido tweet, la scuola doveva essere una delle quattro colonne – con giustizia, sblocca Italia e nomine europee – di questo fine settimana che Renzi immaginava «non male» e che comincia non bene.
Qualche difficoltà resta anche per la nomina di Federica Mogherini come Alta rappresentate per la politica estera dell’Unione, piatto forte del vertice di Bruxelles di domani. I venti di guerra tra l’Ukraina, sostenuta dagli europei e dagli Usa, e la Russia non giocano a favore della candidata italiana, considerata dai suoi avversari assai poco ostile a Putin. Un editoriale sulla prima pagina di Le Monde ieri pomeriggio definiva la ministra italiana «una scelta sbagliata». Brutto segnale, dal momento che la Francia doveva essere la principale sostenitrice delle manovre spericolate di Renzi. Più prevedibile ma ugualmente pesante la bocciatura di Mogherini apparsa sul Financial Times. Eppure Renzi con Napolitano avrebbe mantenuto l’ottimismo, del resto Mogherini è la sua unica carta per Bruxelles: ha scelto di chiudersi ogni strada alternativa proprio per resistere al pressing finale delle cancellerie europee.
In bilico fino all’ultimo anche l’elenco dei provvedimenti sulla giustizia che usciranno dal Consiglio dei ministri. L’ultimo giro di tavolo di Orlando con gli alleati, e con la più che disponibile opposizione di Forza Italia, ha frenato gli entusiasmi. Gli interventi sulla giustizia civile restano gli unici che raccolgono il favore di tutti. Almeno restando ai rappresentanti dei partiti, perché sia parte della magistratura – con le note critiche di Magistratura democratica – sia la quasi totalità dell’avvocatura – ieri ancora l’Associazione nazionale forense e l’Unione delle camere penali – considerano sbagliate se non addirittura controproducenti le novità annunciate dal governo sul processo civile.
Ma appena si alza lo sguardo dal civile – oggi ci sarà un decreto per smaltire, «dimezzare», l’enorme arretrato di 5 milioni di cause pendenti, e un disegno di legge per cambiare ancora i connotati al procedimento – si scopre un quadro di dissensi diffusi. Soprattutto pesa quello del Nuovo centrodestra, che ieri ha tentato di prendere in contropiede Renzi. L’intenzione del presidente del Consiglio, infatti, era quella di procedere anche sulla responsabilità civile dei magistrati (per la quale l’urgenza è dettata da un testo concorrente avviato in senato) e sulla revisione dei termini di prescrizione. Vale a dire due interventi sul penale, il primo risolto con una mediazione che per gli alfaniani è al ribasso, il secondo imponendo agli alleati uno dei punti del programma del Pd. Ma il piccolo partito del ministro dell’interno non può cedere troppo, un po’ per non finire vittima della propaganda dei berlusconiani, un po’ per non trovarsi scavalcato proprio dall’ansia di accordo dell’ex Cavaliere. E così il tentativo di rilancio: la riforma della giustizia, dice il Nuovo centrodestra, dev’essere «globale». Vale a dire che non può scansare, da subito, il tema spinosissimo delle intercettazioni che invece il premier ha già spostato all’autunno. «Nel Consiglio dei ministri di domani (oggi, ndr) o vanno i due pacchetti, civile e penale, o solo un pacchetto (naturalmente quello sul civile, ndr), escludiamo che si affronti un pacchetto e mezzo», avverte Quagliariello. No dunque a uno scatto solo sulla prescrizione: «bisogna comprendere responsabilità civile e intercettazioni», dice Quagliariello, solo così Ncd potrà «vedere in un altro modo anche le altre cose che storicamente non ci piacciono», cioè l’allungamento della prescrizione. Il risultato è che l’abituale pre-consiglio è slittato, solo stamattina si saprà con certezza quali testi di legge saranno sottoposti ai ministri.
L’aut aut sulle intercettazioni è un problema serio, mentre il confronto sul resto è possibile: sono disegni di legge e Renzi può rinviare il braccio di ferro al parlamento. Per tutto il resto rimanderà alla conferenza stampa di lunedì, dove non sono previsti testi di legge ma annunci sui famosi «mille giorni»: nel suo calendario partono dopo oltre sei mesi di mandato a palazzo Chigi.