29.09.14 La Repubblica, Affari&Finanza – L’autunno caldo degli avvocati in gioco rappresentanza e giustizia

L’autunno caldo degli avvocati è solo all’inizio. Dopo essere stata negli ultimi anni a più riprese nel mirino, tra tentativi di liberalizzazione e crisi della professione, la categoria vive oggi una fase di grandi cambiamenti, tra il necessario ripensamento del modello di rappresentanza politica e i nuovi compiti derivanti dal recente decreto governativo che riforma la giustizia civile. Quest’ultimo, già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e in attesa di conversione, punta a smaltire l’arretrato civile e a ridurre i tempi dei processi. La riforma stabilisce che molte cause potranno essere risolte davanti a un collegio di avvocati, e che questi ultimi dovranno tentare di ricomporre le controversie con la negoziazione fatta direttamente tra le parti senza intermediazione. «Il tema della riforma civile sarà tra le questioni al centro del prossimo congresso nazionale forense in programma a Venezia dal 9 all’11 ottobre prossimi«, spiega Nicola Marino, presidente dell’Oua, l’organismo eletto dal congresso nazionale che rappresenta l’avvocatura a livello politico. «Riteniamo che gli istituti della negoziazione e dell’arbitrato possano servire a ridurre l’arretrato di cause pendenti e il numero dei nuovi processi. Chiediamo però che la negoziazione venga estesa a tutte le materie». Un nodo non ancora affrontato ma che, secondo l’Oua, rappresenta un grosso handicap, contribuendo ad allungare i tempi dei processi, è il lungo rinvio (attorno ai due-tre anni) che intercorre tra l’ultima udienza in cui viene chiusa la fase istruttoria e quella in cui vengono precisate le conclusioni. «Quindi è su questo che bisognerebbe intervenire, eliminando il rinvio sia nel giudizio di primo grado, che in appello», commenta Marino. L’Anai (Associazione nazionale avvocati italiani) concorda nel chiedere «che la negoziazione assistita possa essere estesa a tutte le materie oggi comprese nella media conciliazione obbligatoria come alternativa a quest’ultima», sottolinea il presidente Maurizio De Tilla. Cambiamenti che però avranno un senso «solo se si riuscirà ad avere un vero processo telematico». Al centro del dibattito congressuale ci saranno poi le mozioni che verranno presentate e che puntano a modifiche dello statuto dell’Oua. «Abbiamo introdotto un tavolo per discutere del tema specifica Marino – e abbiamo lanciato varie soluzioni per avere un organismo rappresentativo di tutta l’avvocatura ed evitare le spaccature che finora si sono registrate». L’idea è di avere un’assemblea con un numero di delegati ridotto (circa 40-45) rispetto all’attuale. «Oggi sono 84 e sono destinati ad aumentare in rapporto al numero degli iscritti, per cui si arriverebbe a 93-94 delegati, un numero poco funzionale anche per motivi di carattere economico», sottolinea Marino. Mentre l’Anai propone in particolare due modifiche statutarie. In primis, l’elezione da parte di tutta l’avvocatura dell’assemblea dell’Organismo unitariocomposta dal numero non modificabile di 80 componenti, ripartiti sul territorio in base agli iscritti. «Questo consentirebbe di garantire piena partecipazione dei distretti e degli ordini minori», sottolinea De Tilla. La giunta centrale (presidente, vice presidenti, segretario, tesoriere e componenti) andrebbe inoltre eletta direttamente dai delegati al congresso forense, escludendo la partecipazione di soggetti nominati. Ipotesi che, come già anticipato, verranno discusse e votate in occasione del congresso. Qualche mal di pancia nella categoria sta infine suscitando lo schema di regolamento per l’elezione dei consigli degli ordini forensi, emanato dal ministero della Giustizia e ora al vaglio del Parlamento. L’Anai valuta positivamente l’introduzione della quota di un terzo riservata alla rappresentanza di genere che, secondo De Tilla, «porterà le donne avvocato a incrementare fortemente la propria presenza nei consigli dell’ordine», ma esprime dissenso verso la norma che prevede sia il voto individuale, sia quello per lista che si trasmette automaticamente a tutti i candidati di uno schieramento. Secondo l’Associazione la norma va eliminata, mantenendo solo il voto individuale. Critiche arrivano anche dall’Anf (Associazione nazionale forense): «Il regolamento prevede che ciascun elettore possa esprimere un numero di voti non superiore ai due terzi dei consiglieri da eleggere e dispone che almeno un terzo dei consiglieri appartenga al genere meno rappresentato», spiega Ester Perifano, segretario generale dell’associazione. L’errore di fondo del regolamento, secondo Perifano, è di ritenere che il limite indicato sia un limite minimo, mentre si tratta di un limite massimo. «Per questo ci batteremo affinché questo regolamento venga rivisto all’insegna della trasparenza e delle pari opportunità», conclude.

 

Sibilla De Palma

CLICCA PER LEGGERE L’ARTICOLO SULLE PAGINE DEL GIORNALE