30.07.16 Il Mattino – 500 milioni dalle casse previdenziali Atlante 2, spettro dei professionisti

Su un patrimonio di oltre 75 miliardi di euro – case e interi palazzi, quote azionarie e obbligazioni, titoli di Stato e fondi comuni – 500 milioni non sono neanche l’uno per cento del totale. Ma per i professionisti questi soldi – accumulati e fatti fruttare grazie ai loro contributi pensionistici – sono comunque troppi per essere sprecati nel calderone del Fondo Atlante2. A maggior ragione se verranno utilizzati per salvare una banca gestita male e da sempre legata alla politica come il Monte dei Paschi di Siena. Lunedì scorso il governo ha strappato all’Adepp, l’associazione che riunisce le diciannove casse di previdenza privata con i loro due milioni di iscritti, il via libera a investire 500 milioni di euro per finanziare il veicolo, che dovrebbe rastrellare i crediti non esigibili di Mps. Ma è un ok più formale che sostanziale. Nella delibera, approvata in assemblea, si annuncia soltanto di voler «sostenere l’iniziativa Atlante 2» data «l’importanza di investire a sostegno del sistema Paese nel quale i professionisti operano». Non era possibile scrivere di più, perché spetterà ai consigli d’amministrazione dei singoli enti di deliberare lo stanziamento. E al momento si sono ufficialmente già sfilate categorie importanti come commerciali, ingegneri, chimici, geologi o architetti. Il dissenso è più diffuso e molti ordini non si sono pronunciati soltanto perché aspettano il prospetto dell’investimento. Testo sul quale dovranno votare i Cda, ma che non esiste ancora. E c’è già qualcuno che non esclude ripercussioni giudiziarie. Al di là dell’ufficialità, e nonostante l’attendismo dei rispetti ordini, sono contrari organizzazioni importanti come l’associazione nazionale forense, che pretende da Palazzo più rispetto per il settore. Soltanto ieri i giovani avvocati e i giovani notai hanno chiesto «un approfondimento». E se i chimici paventano «rischi per le loro pensioni», traccheggiano persino i medici, dai quali pure proviene Alberto Oliveti, il presidente dell’Adepp. L’Enpam, la cassa più ricca con i suoi 18 miliardi di patrimonio, pubblicamente ha fatto sapere di volere «contribuire a ridurre l’ondata speculativa contro il Paese». Ma contemporaneamente, con i vertici in scadenza, non potrà votare la necessaria delibera fino a quando non saranno rinnovati gli organi. Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan non possono permettersi un rifiuto da parte dei professionisti. Hanno bisogno come il pane di quei 500 milioni che che Oliveti sperava di dividere in equa misura tra tutte le casse. Finora la raccolta per il Fondo Atlante 2 non è andata un granché. La stessa cifra, non a caso, la metterà soltanto la Sga, la Bad bank del Banco di Napoli, che come ha ricordato Adriano Giannola dello Svimez, «non ha reinvestito neppure un centesimo sul territorio al quale appartengono questi soldi». Invece i grandi gruppi finanziari come Intesa e Generali non vogliono “offrire” più di 200 milioni. Il governo ha messo sul piatto una rendita del 6 per cento. E non è poco in anni di interessi zero. Ma questo non basta ai professionisti: da un lato vedono quella in Atlante 2 come una speculazione che non risponde ai principi di prudenza e sana gestione insiti nei loro statuti; dall’alto non credono che il Fondo riesca davvero a vendere le cartolarizzazioni degli Npl di Mps al 32 per cento del loro valore, come promesso, quando Rocca Salimbeni ha piazzato titoli con maggiori garanzie all’8 per cento. Per questo Oliveti non si è fatto remore dal rendere pubbliche le «condizioni» di quello che nessuno nasconde sia un baratto. Come ha spiegato al Sole24Ore, in cambio di 500 milioni pretende «il riconoscimento della nostra natura privata», «un regolamento degli investimenti delle Casse senza troppe rigidità» e una sforbiciata di una tassazione «di dieci punti perché sui rendimenti finanziari paghiamo il 26 per cento». Ma dietro le quinte ci sono altre questioni più scivolose, sulle quali si può saldare un’alleanza con il governo. Rientrando nell’indice degli enti pubblici, le casse sono costrette dalla spending review a tagliare costi di gestione. I risparmi, e dal 2012 hanno raccolto 25 miliardi, vanno allo Stato. La riforma delle pensioni di Elsa Fornero prevede che poi gli stessi enti debbano dimostrare alla Covip e ai ministeri vigilanti (Tesoro e Giustizia) una solidità patrimoniale in grado di reggere da qui a 50 anni. Pena la statalizzazione e il trasferimento sotto il controllo dell’Inps. Il tutto mentre alcune grandi realtà come la stessa Enpam si dimostrano sempre più deboli o altre come l’Enasarco o l’Inpgi sono state coinvolte dai loro ex amministratori in scabrose vicende giudiziari. Se non bastasse al ministero dell’Economia, come si legge in alcune proposte di legge, si studia di consentire «di investire al massimo il 30 per cento delle proprie disponibilità negli strumenti non negoziati», vietando «di dedicare più del 5 dei fondi in forme di investimento emesse da uno stesso soggetto». Altro che speculare come hedge fund con le sofferenze del Monte dei Paschi di Siena. Claudio Siciliotti, ex presidente dell’Ordine dei commercialisti e dei ragionieri, non comprende «il perché di questo scambio al ribasso: se quello che chiede il presidente Oliveti ci è dovuto, perché barattarlo. Senza contare che viviamo in uno Stato libero, nessuno può dirci dove investire i soldi della nostre pensioni. Al diavolo le pressioni del governo e una banca come il Monte dei Paschi di Siena gestita male e guidata da manager incapaci e imbroglioni, che non hanno risposto delle loro malefatte».