31.07.14 Italia Oggi – Ordini professionali aperti ai pensionati

Oltre alle giunte comunali anche gli organi elettivi degli ordini e dei collegi professionali sono esclusi dalla stretta prevista dal dl p.a. che vieta il conferimento di incarichi dirigenziali o direttivi ai pensionati del settore pubblico e privato. La puntualizzazione è stata inserita in extremis dal relatore della riforma (dl 90/2014), Emanuele Fiano, durante la riunione del comitato dei nove in commissione affari costituzionali della camera.

La modifica (che richiederà un nuovo passaggio in commissione per l’approvazione) interviene a circoscrivere ulteriormente l’ambito di applicazione di una norma molto discussa sin dalla sua apparizione. Perché, come evidenziato da ItaliaOggi il 16 luglio, il divieto per tutte le p.a. di conferire ai pensionati del settore pubblico o privato «incarichi dirigenziali o direttivi o cariche in organi di governo delle amministrazioni» sembrava precludere l’affidamento del ruolo di assessore ai lavoratori in quiescenza. La commissione ha rimediato al pasticcio inserendo un inciso che esclude dal divieto «le giunte degli enti territoriali». Ma evidentemente serviva un’ulteriore deroga a una stretta che, nella lodevole intenzione di limitare il conferimento di incarichi dirigenziali ai pensionati e favorire il ricambio generazionale, rischiava di ingessare anche gli ordini e i collegi professionali.

Nessuna modifica è stata invece apportata alla prima parte della norma (art. 5 del dl 95/2012 così come modificato dal dl p.a.) che continua a vietare a tutte le amministrazioni (senza alcuna eccezione) il conferimenti di incarichi di studio o consulenza ai pensionati.

Un’altra correzione in corsa, introdotta nel pacchetto di 12 emendamenti depositati da Fiano, riguarda il pensionamento d’ufficio di professori universitari e medici che il decreto faceva scattare dal 65esimo anno di età. Dopo le polemiche con il presidente della Crui (la Conferenza dei rettori universitari) Stefano Paleari, il governo ha fatto parziale dietrofront prevedendo che per professori universitari e medici primari il pensionamento d’ufficio non possa scattare prima dei 68 anni. Per i medici ospedalieri il limite resta 65 anni. Il collocamento a riposo d’ufficio non si applicherà invece ai magistrati. L’emendamento Fiano, inoltre, detta agli atenei le regole per rimpiazzare i docenti universitari. Per ogni prof fuoriuscito, l’università di appartenenza dovrà procedere prioritariamente all’assunzione di almeno un nuovo professore «con esclusione dei professori e dei ricercatori a tempo indeterminato già in servizio presso la stessa università». In alternativa l’ateneo potrà attivare un nuovo contratto per ricercatore a tempo determinato.

Un’altra puntualizzazione riguarda i giudizi in materia di appalti pubblici. La riforma p.a. punta ad abbreviare i tempi di definizione delle liti e a questo scopo obbliga le parti a limitare le dimensioni del ricorso e degli altri atti difensivi. A fissare i paletti sarà un decreto del presidente del Consiglio di stato, sentiti il Consiglio nazionale forense e l’Avvocato generale dello Stato. L’emendamento depositato ieri da Fiano prevede che, nel fissare le dimensioni massime del ricorso e degli atti difensivi, il decreto del presidente di palazzo Spada tenga conto «del valore effettivo della controversia, della sua natura tecnica e del valore dei diversi interessi sostanzialmente perseguiti dalle parti».

Incassato il nuovo sì della prima commissione, il decreto, come confermato dallo stesso Fiano a ItaliaOggi, tornerà in aula alla camera blindato dalla fiducia che il governo chiederà per scongiurare l’ostruzionismo dell’opposizione. Sono oltre mille, infatti, gli emendamenti depositati a Montecitorio e i tempi per la conversione in legge del decreto (che deve ancora andare all’esame del senato) iniziano a farsi molto stretti, visto che la dead line è fissata per il 24 agosto.