Studi legali, con i nuovi software diminuiscono avvocati e dipendenti

La Repubblica – Affari Finanza – PATRIZIA CAPUA

Avvocati senza giacca e cravatta, più nerd che legal , a braccetto con software che macinano dati e smistano pratiche lunghe e noiose. È il futuro 4.0 per gli studi legali? L’intelligenza artificiale, AI in inglese, irrompe nella professione forense, cambia lo stile austero improntato a codici e sentenze, e trasforma gli avvocati in cyberesperti modello manager Facebook e Google? Più curiosi che interessati, più scettici che convinti, per ora, migliaia di professionisti italiani. C’è però chi già muove i primi passi verso la nuova rivoluzione dell’hi-tech. Come l’avvocato Francesco Portolano, titolare dello studio Portolano-Cavallo. «Un anno fa, ascoltando una conferenza dello studio londinese Slaughter and May, uno dei più prestigiosi al mondo, abbiamo appreso di un software e di una piattaforma che prometteva importanti vantaggi. Essendo noi orientati all’innovazione, mi sono segnato il nome del software, Luminance, spin off di un’università inglese. Abbiamo eseguito un test nel nostro studio ricreando ‘in vitro’ una due diligence (analisi dettagliata di una società), su quattromila documenti veri e duemila temi da passare al setaccio. Abbiamo coinvolto i soci senior e i nostri cinque praticanti. La piattaforma, in pochi minuti, ci restituisce una schermata che informa su quanti testi sono in italiano e quanti in inglese, di che natura sono i contratti. Mi dice che 5mila sono di lavoro subordinato tutti identici, tranne quattro, e snocciola tutte le clausole, di non concorrenza, di recesso, eccetera. Si potrà dire: il software sbaglia. Certo: non è infallibile, ma un praticante laureato da due anni forse lo è? La macchina opera a supporto degli esseri umani ed elimina il lavoro a basso valore aggiunto. È un avanzamento senz’altro positivo, e non ci sono costi fissi, il software si usa a consumo, in base a quanti dati carico sulla piattaforma e quanto tempo li tengo. È come un qualsiasi altro costo». Il software che gestisce un negoziato o fa un’arringa in tribunale non è ancora stato inventato. Ma che l’AI si integrerà e sarà estremamente importante per aiutare gli avvocati a mantenere costi inferiori del servizio legale, fornendo una prestazione di qualità più alta al cliente, è convinzione di alcuni degli esponenti di studi internazionali intervistati per una ricerca dalla law firm Bird&Bird, 120 avvocati in Italia, 1500 nel mondo. «Non è più fantascienza – afferma Roberto Camilli, legale dello studio e partner della divisione Information technology -, noi stessi stiamo sperimentando l’uso di software che fanno analisi dei testi e estrazione di informazioni chiave. Non è lo scanner, ma proprio il lavoro dell’avvocato. E sempre di più lo utilizzeremo». Il taglio del personale è la diretta conseguenza? «Forse no, ma liberare persone da funzioni ripetitive e meccaniche significa far crescere lo studio. L’avvocato sarà l’architetto degli strumenti informatici di cui dispone, il rapporto con le persone resta suo appannaggio. Il taglio degli addetti non è il desiderio di nessuno, altrimenti affideremmo la nostra vita al computer, cosa che ragionevolmente nessuno vuol fare». BeLab, ‘laboratorio’ per le nuove tecnologie dello studio legale milanese Bonelli Erede, è già realtà per l’avvocato del futuro. La law firm con 620 dipendenti, che oltre alle sedi tradizionali in Italia e in Europa, è sbarcata in Egitto, Etiopia e Dubai, ha una ottantina di professionisti, avvocati e non solo, che lavorano alle nuove tecnologie e a breve ne aggiungerà altri ottanta in spazi raddoppiati. «È uno sviluppo della modernizzazione delle nostre attività» spiega l’avvocato Marcello Giustiniani, managing partner esperto di innovazione, «in ciascun settore in cui siamo impegnati, inseriamo servizi fortemente avanzati o prestiamo quelli tradizionali ma in maniera nuova. Ci si pone l’esigenza o l’opportunità di fare la professione di avvocato in maniera più efficiente e rapida, il mercato ce lo impone e ce lo imporrà sempre di più». Quattro i settori in cui Bonelli Erede sta sviluppando le nuove tecnologie: contenzioso seriale, compliance management , servizi di due diligence e corporate transaction service , supporto legale alla digitalizzazione, cioè l’attività che l’avvocato del lavoro svolge per un’impresa che si sta digitalizzando, perché nella trasformazione deve rivedere il rapporto con i lavoratori. «Abbiamo elaborato e messo a punto software dedicati che ci aiutano a gestire con la tecnologia. Adoperiamo soltanto quelli davvero affidabili». La filosofia di BonelliErede è essere all’avanguardia ma senza tuffi in avanti. «Non vogliamo trasformare i clienti in cavie», traduce Giustiniani, «la digitalizzazione ci consente di fare meglio e questo ci fa crescere». La parola d’ordine è equilibrio. «Nel settore legale è d’obbligo, non si può pensare di buttare vecchi strumenti. Quelli nuovi, per poter essere affidabili, dovranno essere perfezionati. E nuove opportunità significano nuova occupazione». Le ricadute sull’organizzazione però si faranno sentire. «Noi oggi siamo meno di cinque anni fa», conferma l’avvocato Franco Toffoletto, esperto di innovazione dello studio Toffoletto De Luca Tamajo. «Abbiamo aumentato l’efficienza e ridotto enormemente l’attività esecutiva non solo per gli avvocati ma per tutti. Nel senso che, in meno, facciamo di più. E il di più lo fanno le macchine. Tutto è cominciato con un pezzo di software all’interno del nostro sistema di knowledge management che estrae dati dalle sentenze e ci crea un data base sui riferimenti: la corte, le parti e all’interno del documento estrae le sentenze citate e le norme, linka i precedenti e i collegati. Un lavoro molto sofisticato che avviene in qualche millisecondo al posto di una persona fisica. In più ormai i report contabili vengono costruiti dalla macchina, con costi nettamente inferiori». Nicola Di Molfetta, direttore di Legal Community, il magazine che monitora l’attività degli studi legali, è convinto che «ignorare le potenzialità e gli effetti della tecnologia rischia di essere il prossimo epic fail di una intera generazione di avvocati».