ANF, uno stop deciso alle speculazioni sul numero dei legali

I numeri dell’Avvocatura sono il toro che va preso per le corna.

Al 31.12.2017 – i dati del Consiglio Nazionale Forense sono aggiornati al 18.1.2018 – gli avvocati complessivamente iscritti agli albi sono 245.631, di cui 72.813 iscritti in quello dei cassazionisti. In percentuale, uomini (52,36%) e donne (47,64%) sono quasi alla pari e 234.747 sono i colleghi iscritti nell’albo ordinario. I praticanti sono 66.984, prevale il genere femminile (60,59%) e le domande per l’esame di abilitazione sono state 27.031, in calo rispetto alle 34.883 del 2014, alle 31.279 del 2015, alle 29.990 del 2016. Per Cassa Forense, gli avvocati iscritti al 31.12.2017 sono 242.796.

Poi, i redditi: con riferimento all’anno 2016, 46.220 colleghi hanno dichiarato redditi tra 10.300,00 e 20.107,00 euro (con un reddito medio di € 14.947,00), 59.965 tra 1,00 e 10.300,00 euro (con un reddito medio di € 5.162,00), 14.604 hanno dichiarato reddito zero e 20.423 non hanno inviato alcuna comunicazione sui redditi. Il reddito medio per il 2016 è stato pari a € 38.437,00, in linea con i 38.385,00 euro del 2015.

Infine, le prospettive: è imminente la pubblicazione del terzo rapporto CENSIS sull’Avvocatura. Di quello del 2017, con un campione di 10.425 intervistati, conosciamo unicamente le considerazioni finali che fotografano il perdurante prestigio della professione, il ruolo attivo dell’avvocato per il buon funzionamento del Paese, la sfiducia dei cittadini nella giustizia, la rinuncia a far valere i propri diritti (soprattutto da parte dei più istruiti) per il costo eccessivo d’accesso e per i tempi lunghi per la definizione della lite. La composizione dello studio, nel 39% dei casi, è incentrata sul titolare mentre, per il 29,6%, è strutturata tra i quattro e i nove professionisti. Il 34,1% dei 10.425 colleghi intervistati ha dichiarato di “sopravvivere” nonostante una condizione abbastanza critica; il 33% ha definito molto critica e incerta la propria situazione professionale, il 21% stabile, l’11% migliorata e lo 0,7% molto migliorata. Aumenta il numero dei pessimisti sul futuro della professione, con una percentuale del 24,6% del 2016 che arriva nel 2017 al 33,6%.

Quindi, il confronto con i numeri al 31.12.2012: gli avvocati iscritti, secondo Cassa Forense, erano allora 226.734, sedicimila in meno rispetto ai 242.796 del 31.12.2017. Se leggiamo i dati del Consiglio Nazionale Forense, la conclusione non cambia: in cinque anni, il numero degli avvocati è aumentato.

Non trascurando l’importanza dell’analisi delle statistiche anche sotto il profilo geografico e delle diverse modalità di esercizio della professione, preferisco soffermarmi sul perché il confronto dei numeri di oggi è con quelli al 31 dicembre 2012.

La scelta non è casuale: per l’Avvocatura italiana è la data spartiacque di approvazione della legge professionale n. 247, in un momento del paese Italia dominato dalla crisi economica, dall’impoverimento della società, dalla precarizzazione del lavoro, dal fortissimo appannamento delle libere professioni e del ceto medio della società che esse hanno sempre rappresentato in Italia.

Oggi, dopo cinque anni, credo possa ritenersi superato il periodo di naturale assestamento alla nuova legge professionale; quasi tutti i regolamenti di attuazione, nonostante le pronunce del giudice amministrativo su alcuni di essi, sono stati emanati.

L’Avvocatura, da par suo, è “sopravvissuta” all’obbligo dell’assicurazione per la responsabilità professionale e ha sicuramente superato il nodo più delicato della riforma ordinamentale: l’iscrizione obbligatoria all’ente di previdenza.

Cinquantaseimila circa erano i colleghi iscritti agli albi ma non a Cassa Forense, che, per effetto della L. 247/12 e fatta eccezione per una minima percentuale fisiologica, hanno regolarizzato la loro posizione previdenziale.

Pensione e RC professionale: due pilastri irrinunciabili della professione che, nonostante i relativi oneri economici, non hanno intaccato i numeri dell’Avvocatura.

Il numero degli Avvocati è cresciuto così come è cresciuto il numero dei professionisti in Italia, il 22% in più rispetto al 2007. L’età media dei professionisti attivi è salita, il tasso di crescita con cui i giovani entrano nel mondo delle professioni ordinistiche è diminuito nel corso del tempo pur rimanendo largamente positivo, non c’è soltanto il classico lavoro che conosciamo di ogni professione ma molte nuove specializzazioni sono richieste dal mercato.

I numeri dell’Avvocatura, però, non devono spaventare; vanno letti e decodificati, sforzandosi di immaginare se e come l’evoluzione della professione è in grado di assorbirli e di soddisfarne le aspettative senza particolari traumi.

Devono invece allarmare il loro uso strumentale e la tendenza a dimenticare che la legge ordinamentale del 2012 ha tra i suoi obiettivi quello di favorire l’ingresso alla professione e l’accesso alla stessa, in particolare alle giovani generazioni, con criteri di valorizzazione del merito.

Degli anni della legislatura appena conclusa ricorderemo sicuramente il ricorso continuo alla comunicazione distorta e falsata di dati e statistiche circa il numero di cause pendenti in Italia per consentire al legislatore di intervenire ripetutamente e massicciamente sul processo civile e penale.

L’Avvocatura non può e non deve servirsi di informazioni distorte; noi non possiamo comportarci come quel legislatore al quale abbiamo sempre rimproverato l’uso di slogan numerici dal facile appeal per allontanare i più giovani dalla professione o per rendere più difficile la professione a chi già la esercita da anni. Giusta, quindi, l’impugnazione proposta dinanzi al TAR avverso il regolamento ministeriale che introduce l’idea del numero chiuso per i corsi di formazione obbligatori ai fini della pratica forense.

Guardiamo, piuttosto, con interesse ai provvedimenti di legge sulla concorrenza e sul lavoro autonomo e alle novità rivolte all’apertura di nuove frontiere, anche lontane dal processo: aggregazioni, privacy, legge 231, big data, innovazione tecnologica, dematerializzazione, sono argomenti oggi d’attualità e alla portata anche dell’avvocatura diversa da quella dei grandi studi legali. I bandi recenti di Cassa Forense sull’alta formazione richiedono espressamente l’individuazione di nuovi settori e materie verso le quali orientare l’attività professionale.

“Rubiamo” ai grandi studi legali le esperienze e gli strumenti di cui dispongono adattandoli il più possibile alle esigenze della maggioranza dei colleghi, primo fra tutti la specializzazione quale pre-condizione per una prestazione di qualità.

L’Associazione Nazionale Forense celebra in questi giorni a Palermo il suo VIII Congresso Nazionale; la missione è quella di immaginare aree di intervento e profili inesplorati senza attendere il miracolo dell’ampliamento delle competenze per legge o per attribuzione in via sussidiaria di compiti ai quali lo stato non può più assolvere e senza rinunciare alla difesa della giurisdizione e al ruolo di interlocutore necessario dell’Avvocato nella dialettica giurisdizionale.

Unire la capacità di fare autocritica al senso di responsabilità. La professione è in continua evoluzione e l’obiettivo è solo uno: vincere la pericolosa patologia del pessimista, del lamentoso e di chi preferisce spaventare, esagerare, annunciare apocalissi, per evitare di correre un rischio solo potenziale.

Luigi Pansini – Segretario Generale Associazione Nazionale Forense

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