Antitrust: concorrenza, la riforma dimenticata

C. Fotina, Il Sole 24Ore

La prima legge annuale aveva acceso speranze.
I provvedimenti seguenti in parte le hanno già spente.
È severo il giudizio che la Relazione dell’Antitrust per il 2017, trasmessa alle Camere, riserva alle politiche per la concorrenza.
Professioni, poste, sanità, concessioni, diritti d’autore: in tutti questi settori il Garante intravede passi indietro compiuti alla fine dello scorso anno con tre differenti provvedimenti: legge di bilancio, decreto fiscale, legge Lorenzin. Per molti aspetti, «un netto arretramento – e in alcuni casi una vera e propria restaurazione – rispetto alle seppur parziali aperture pro-concorrenziali» della legge concorrenza. Quest’ultima, del resto, arrivata a ben otto anni dall’obbligo di un Ddl annuale, aveva a sua volta deluso le aspettative per un iter parlamentare estenuante e un risultato finale depotenziato sia rispetto al disegno iniziale del governo sia rispetto alle segnalazioni giunte proprio dall’Antitrust. Nel complesso però, osserva il garante, aveva rappresentato almeno un passo avanti.
La legge è entrata in vigore il 29 agosto 2017 e, per inciso, è ancora priva di quasi tutti i decreti attuativi. A distanza di pochi mesi comunque lo spirito pro concorrenza sembrava però già evaporato. La Relazione parte dalle professioni criticando l’introduzione nel Dl fiscale e nella legge di bilancio della nuova disciplina sull’equo compenso e l’esclusione di fatto delle azioni disciplinari dei consigli notarili dai possibili rilievi dell’Antitrust (oggetto pochi giorni fa di un ricorso alla Corte costituzionale). Passi indietro, si nota, ci sono stati anche per il settore postale. È stato ampliato il perimetro del servizio universale riservando a Poste italiane gli invii postali fino a 5 kg e nei servizi di notifica degli atti giudiziari e delle multe (liberalizzati dalla legge concorrenza) si è in parte tornati indietro con le nuove norme che definiscono le caratteristiche dei punti di giacenza.
Bocciati anche gli interventi sulle concessioni. La legge di bilancio ha escluso gli impianti termali dall’ambito della direttiva servizi e per le concessioni autostradali ha ridotto dall’80 al 60% le commesse che devono essere acquisite mediante gara. E non sono lette come una buona notizia per il mercato nemmeno la proroga e gli slittamenti delle gare per il commercio ambulante, della nuova disciplina per auto con noleggio e taxi, delle concessioni idroelettriche nelle province di Trento e Bolzano. L’Autorità ribadisce inoltre la contrarietà alle norme sul registro degli agenti sportivi (manovra) e a quelle sulla riforma della raccolta dei diritti d’autore per le limitazioni poste a potenziali concorrenti della Siae (Dl fiscale).
L’ultimo affondo in ordine di tempo, secondo il garante presieduto da Giovanni Pitruzzella, è arrivato con la legge Lorenzin sul riordino delle professioni sanitarie approvata appena prima della chiusura della legislatura. Viene contestata la creazione di nuovi Ordini: professioni infermieristiche, degli ostetrici e dei tecnici di radiologia medica, della riabilitazione e della prevenzione. Così come la procedura a carico del ministero della Salute per il riconoscimento di nuove professioni sanitarie.
Poi, c’è il capitolo delle riforme inattuate. Il riassetto dei servizi pubblici locali e quello delle piattaforme digitali si sono arenati. Il primo dopo la bocciatura di una sentenza della Corte costituzionale. Il secondo con la fine anticipata della legislatura che ha mandato in cavalleria una proposta di legge che provava a disegnare una cornice di regole per la sharing economy che la sottraesse al caos di singole discipline settoriali o locali.
Tra passi indietro e cambiamenti che non sono arrivati sono troppi i settori coinvolti per non pensare a una cronica difficoltà a legiferare a favore del mercato. Ora l’Antitrust si appella al Parlamento e al governo che si insedierà. «L’auspicio è che la nuova legislatura riprenda il sentiero delle liberalizzazioni» sia correggendo i vari punti critici sia rispettando l’obbligo della legge annuale.