Avvocati d’affari ecco quanto guadagnano

Corriere L’Economia
Un praticante arriva fino a 29 mila euro (lordi), mentre un associato parte da 37 mila e gradualmente può toccare i 115 mila. Compensi in calo secondo lo studio di legalcommunity.it
Esiste sempre un’oasi in qualsiasi deserto. Anche in un mondo come quello dell’avvocatura, economicamente desertificato dalla grande crisi economica, si trovano aree confortevoli. La categoria da qualche anno sta penalizzando soprattutto i giovani: praticanti, collaboratori, monomandatari ( i cosiddetti «sans papier»). Eppure, da una ricerca condotta da Legalcommunity.it emerge che un’oasi c’è davvero e sta negli studi legali d’affari.
Le cifre
Il primo dato confortante è quello che conferma il fatto che negli studi d’affari nessuno lavora gratis. Nemmeno i praticanti al primo anno. I compensi, mediamente, si attestano tra un minimo di 20 mila euro e un massimo di 29 mila euro, che solitamente si raggiunge al termine dell’ultimo anno di pratica. Anche in questo caso si parla di cifre medie. Nelle boutique più piccole, un praticante al primo anno può partire con un compenso di 7.200 euro lorde all’anno. Mentre ci sono studi internazionali dove un praticante al terzo anno può arrivare a guadagnare anche 35.700 euro. Sempre in tema di praticanti, è interessante segnalare che il 70% degli studi interpellati dall’indagine afferma di tenere conto dell’Università in cui si è formato il giovane giurista candidato a un posto da trainee. Allo stesso tempo, invece, quando si tratta di selezionare gli associate, ovvero i collaboratori dello studio, il 90% ha risposto di non tenere conto di quale sia il foro in cui l’avvocato aspirante collaboratore ha superato l’esame di Stato. Inoltre, quasi in un caso su due, gli studi d’affari non bloccano la crescita economica di un legale in caso di mancato superamento dell’esame. Insomma esiste un identikit del candidato ideale che viene selezionato e pagato meglio dagli studi d’affari. Malgrado tutto però, anche il settore che sta reagendo meglio alla crisi, non mancano le crepe.
La flessione
Rispetto a cinque anni fa, i compensi dei collaboratori negli studi d’affari risultano in calo confermando il persistere del trend ribassista che già era stato evidenziato nel 2012 . Per un associate a inizio carriera, la retribuzione media nei primi tre anni oggi si aggira tra un minimo di 37 mila e un massimo di 50 mila euro l’anno. Cinque anni fa, invece, si raggiungeva un tetto di quasi 59 mila euro con un minimo mediamente attestato a 36 mila euro. Il calo è ancora più evidente se si va ad analizzare la media dei compensi dei senior associate ovvero dei collaboratori tra il sesto e ottavo anno di attività. Nel 2012, gli avvocati con quest’anzianità avevano un compenso medio di 114,8 mila euro che in alcuni casi toccavano punte di 163 mila euro (nel 2008 si poteva arrivare anche a 246 mila). Secondo la rilevazione appena condotta da Legalcommunity.it, invece, il compenso minimo medio per gli associate tra il sesto e l’ottavo anno di attività è di 75 mila euro, mentre quello massimo è mediamente attestato sui 115 mila euro. Altro dato non esaltante è quello che riguarda l’allungamento del percorso di carriera. Il «grado» di senior associate non rappresenta più l’ultimo scalino prima della partnership. Quasi tutti gli studi prevedono due figure intermedie: quella del counsel e quella del socio salary. Mediamente, un counsel può guadagnare da un minimo di 95 mila a un massimo di 130 mila euro l’anno. Poco più alto è il compenso medio di un socio salariato che può andare da un minimo di 97 mila a un massimo di 150 mila euro. Malgrado tutto però c’è persino un 30% sul totale di chi ha risposto che ha aumentati i compensi ai suoi collaboratori. Gli aumenti si sono attestati, in questi casi tra un minimo del 5% e un massimo del 21%.