Avvocati e giudici contro il rito Fornero

Anno-GiudiziarioArticolo del Sole 24 Ore del 23/4/14

Il giudizio di avvocati e magistrati è unanime, ed è una bocciatura. A meno di due anni dal debutto nei tribunali del rito speciale per le cause sui licenziamenti ex articolo 18, introdotto dalla legge 92/2012 (il cosiddetto «rito Fornero»), l’Associazione dei giuslavoristi italiani e l’Associazione nazionale magistrati hanno messo a punto una proposta di legge per abrogarlo. Un testo di sei articoli, che sarà presentato al ministro della Giustizia Andrea Orlando il prossimo 5 maggio.
Il testo prevede all’articolo 1 l’abrogazione del processo “veloce” (previsto dall’articolo 1, commi 48-68 della legge 92/2012), salvandone soltanto due aspetti: la corsia preferenziale riservata alle cause sui licenziamenti intimati in base all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, alle quali – si legge – «sono riservati specifici giorni nel calendario delle udienze del giudice, che deve trattarli e definirli con particolare speditezza», e la vigilanza dei presidenti delle sezioni Lavoro dei tribunali sul rispetto di questa priorità. I giudizi già introdotti all’entrata in vigore delle nuove norme, nel caso fossero approvate, continuerebbero a essere definiti secondo il «rito Fornero».
Infine, la proposta di legge contiene due articoli per chiarire le regole dei processi sui licenziamenti discriminatori e dei soci lavoratori di cooperative, sui quali ci sono molte incertezze applicative. Le azioni di nullità dei licenziamenti discriminatori, se non proposte in base all’articolo 414 del Codice di procedura civile, dovrebbero essere introdotte con i riti speciali previsti dal Dlgs 198/2006 e dal Dlgs 150/2011: la proposizione nell’una o nell’altra forma precluderà la possibilità di agire poi in giudizio con un rito diverso. Per i licenziamenti che incidono sul rapporto di lavoro subordinato del socio di cooperativa, dovrà decidere il giudice del lavoro (e non quello ordinario).
Per avvocati e magistrati, il rito veloce per i licenziamenti ha creato una serie di complicazioni in un processo che già era particolarmente celere.

Una delle note più dolenti è lo sdoppiamento del primo grado in due fasi, una sommaria e una di “opposizione”, che non va in direzione di una maggiore rapidità, ma anzi priva il giudice della possibilità di poter conoscere subito le posizioni definitive e le prove portate dalle parti coinvolte. Peraltro, il nuovo rito è già stato sottoposto al vaglio della Corte costituzionale, chiamata a esprimersi (dal Tribunale di Milano), sulla legittimità del fatto che lo stesso giudice decida nelle due fasi.

Anche la necessità di incardinare cause diverse per questioni legate al licenziamento, ma diverse, ha creato non poche difficoltà a lavoratori e imprese. «Senza un processo del lavoro efficiente – sottolinea l’avvocato Fabio Rusconi, presidente dell’Agi – il diritto sostanziale è zoppo. E la nostra proposta nasce proprio nella logica di aumentare l’efficienza della giustizia». Per il presidente dell’Anm Rodolfo Sabelli, l’iniziativa «ha una forza particolare proprio perché nasce, in maniera congiunta, dai magistrati e dall’avvocatura».

di Valentina Melis – Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/UhvXm