Avvocati hackerati, processi a rischio


Il Messaggero – Marco Carta – Caselle di posta elettronica certificate che continuano a essere bloccate. Un intero database di password carpito illegalmente, ancora on line, alla mercé di chiunque. E il diritto alla difesa a rischio per migliaia di cittadini, alle prese con scadenze giudiziarie, fino a quando la situazione non tornerà alla normalità. A distanza di 4 giorni dalla cyber attacco di Anonymous Italia, il collettivo di hacker che ha trafugato le pec e pubblicato online tutti i dati sensibili di 30.000 avvocati romani, fra cui il sindaco di Roma Virginia Raggi, i disagi non si arrestano. «Il presidente della corte di Appello ci ha concesso una proroga di due giorni per depositare gli atti in scadenza», spiega il presidente del consiglio dell’ordine degli avvocati romani, Antonino Galletti, «e confidiamo nel buonsenso dei magistrati, affinché non arrivino preclusioni o decadenze, causate dai malfunzionamenti del sistema informatico. Il rischio in astratto c’è. La società vittima dell’hackeraggio ha prodotto però un provvedimento, in cui si da atto dell’attacco subito, che potrà essere prodotto in giudizio dagli avvocati per essere riammessi nei termini». Di certo, nonostante le rassicurazioni della Lextel, che gestisce in convenzione per conto dell’Ordine il servizio di posta certificata, molti dei legali ancora ieri non riuscivano ad accedere alle mail, bloccate per sicurezza subito dopo l’attacco. La password temporanea inviata per rientrare in possesso della propria Pec si è rivelata una misura inefficace, dal momento che molte delle caselle si sarebbero bloccate in automatico in seguito ai tentativi di accesso errati successivi al cyber attacco, che ha coinvolto oltre 30mila legali, di cui 26mila iscritti all’ordine di Roma. I PERICOLI «I numeri esatti non li conosciamo – spiega Galletti – anche perché non si tratta di una nostra infrastruttura. Ci siamo affidati a una società esterna che offre questo servizio. Entro due giorni tutto dovrebbe tornare alla normalità». Ancora non è chiaro, però, se ad essere «bucata» da Anonymous sia stata la società Lextel, o il colosso Infocert, su cui si appoggia. Solo a quel punto, l’ordine valuterà una risoluzione anticipata del contratto, come richiesto da alcuni utenti sulla pagina Facebook istituzionale, presa d’assalto da numerosi avvocati. «La violazione delle mail – osserva Galletti – è grave e colpisce gli avvocati, ma soprattutto i cittadini difesi. Perché dentro quelle mail ci sono i loro fascicoli. Noi ci siamo dotati dei migliori strumenti di sicurezza, secondo le indicazioni del ministero. Ma se questi hacker sono in grado di penetrare in società enormi, leader nel settore della sicurezza informatica, figuriamoci con quanta facilità possono accedere alle nostre caselle di posta elettronica personali», si chiede Galletti, pronto a costituirsi parte civile in un eventuale processo contro gli hacker di Anonymous Italia, sulla cui pagina internet continuano ad essere a disposizione di tutti i dati sottratti. «Trentamila password “carpite” solo per scoprire qualche fesseria sulla Raggi», si legge fra i commenti, quasi tutti critici: «L’attacco hacker più demenziale della storia. Pensate di avere attaccato il potere ed invece avete attaccato chi difende i poveri cristi dal potere». `