AVVOCATI; IN CORSO A BARI LA CONFERENZA DEL VENTENNALE DI A.N.F. IL SEGRETARIO GENERALE PANSINI:”CI SIAMO FATTI CARICO DI UNA CORRETTA ATTUAZIONE DELLE LEGGE PROFESSIONALE E BATTUTI PER REGOLAMENTO ELETTORALE DEMOCRATICO. ORA TENIAMO ALTA L’ATTENZIONE SUL PROCESSO CIVILE. LO STATO NON SI PUÒ SMARCARE LASCIANDO MENO DIRITTI AL CITTADINO”

“Abbiamo profuso il nostro massimo sforzo in questi anni nell’illustrare agli avvocati italiani, ma anche alla politica e al legislatore, le incongruenze e le criticità presenti nella legge professionale forense che giorno dopo giorno, dal 2012, prendeva forma: un ordinamento forense dall’assetto non democratico e che penalizza le giovani generazioni tanto nell’accesso quanto nell’esercizio della professione e che si dimostra debole in tema di formazione, aggiornamento, specializzazioni e procedimento disciplinare. A.N.F. è stata l’unica a farsi carico della necessità di una corretta attuazione di una legge già di per sé insufficiente e inadeguata rispetto alle finalità che con essa si volevano perseguire.

Il nostro compito ora è quello di tenere alta l’attenzione, perché il rischio concreto è che lo Stato, tra clausole di invarianza finanziaria e principio della sussidiarietà, sembra volersi sempre più smarcarsi dalla giurisdizione pubblica e dall’idea di giustizia civile in cui il cittadino esercita un proprio diritto”.

Così il segretario generale dell’associazione Nazionale Forense Luigi Pansini, intervenendo alla conferenza del ventennale di A.N.F., in corso presso la Camera di Commercio di Bari da oggi sino a domenica.

“Il funzionamento della giustizia civile – continua Pansini – è essenziale per la crescita del paese; eppure non è dato capire il perché oggi leggiamo di una riforma organica del processo penale, sia pure con tutte le sue criticità, e non di una riforma di quello civile e non è dato capire il perché il processo non si possa introdurre con il solo ricorso favorendo contemporaneamente la definitiva telematizzazione e la semplificazione dei riti. Assistiamo ad una tendenza alla sommarizzazione e al disbrigo del processo di primo grado, con l’inevitabile diminuzione delle garanzie. Il numero degli avvocati, le regole deontologiche e la formazione altamente specializzata sembrano rappresentare alcune delle concause della crisi della giurisdizione e dei modelli processuali; anzi, nei discorsi più populisti dalla facile presa mediatica essi rappresentano il motivo principale della crisi della giurisdizione e dei modelli processuali nella nostra società con ricadute sull’autorevolezza e sul ruolo dell’Avvocatura nel nostro paese, che ha pagato un prezzo molto elevato alla crisi fuori e dentro il processo anche in termini di caduta verticale di reddito”.

“Le sfide dell’avvocatura – aggiunge Pansini – sono continue: la realtà delle cose, con le sue accelerazioni continue e con provvedimenti legislativi che impongono una discussione improvvisa e serrata su temi a noi cari quali l’aggregazione professionale in tutte le sue forme e la tutela dei colleghi mono-committenti, oggi ci offre la possibilità di aprirci al dialogo con tutte le componenti dell’Avvocatura, sino ad oggi molto reticenti. Sono i fatti a confermarci di aver scelto sempre il bene per l’avvocatura, perché A.N.F. è consapevole che la politica non si fa con i ricorsi all’autorità giudiziaria, ma se oggi siamo abbiamo una legge (approvata ieri) che assicura una composizione degli ordini circondariali pluralista e nel rispetto di entrambi i generi è perché l’associazione ha deciso di fare la ‘cosa giusta’ non nell’interesse di alcuni ma nell’interesse di tutti coloro che vogliono partecipare alla vita politica forense “.

“E se gli avvocati potranno continuare a esprimere liberamente e compiutamente le proprie idee e posizioni, saranno sempre i cittadini a giovarsene” – conclude Pansini.