Avvocati, orgoglio da numeri primi ma troppe tasse e leggi cambiate

La Repubblica – Affari Finanza – 

Agli avvocati italiani piace molto il loro lavoro ma non sempre sono soddisfatti sotto il profilo economico. È questo il quadro che emerge dall’approfondito “Rapporto 2018 sulle libere professioni”, realizzato dall’Osservatorio delle libere professioni. La situazione di chi esercita una professione legale non è molto diversa da quella di molti iscritti ad altri ordini professionali, che mostrano un analogo attaccamento al proprio lavoro nonostante, il più delle volte, il guadagno non sia quello sperato. Dati che confermano come la libera professione in Italia sia tutt’altro che un lavoro “privilegiato”, come in molti tendono a pensare soprattutto fra i giovani al momento dell’iscrizione all’università. “L’orgoglio” di appartenenza alla categoria è all’87% fra gli avvocati e addirittura al 93% fra i commercialisti e consulenti del lavoro. Il quadro cambia radicalmente quando l’attenzione viene spostata sulla remunerazione: fra gli avvocati solo due su dieci (21,6%) considerano l’andamento della propria attività “buono” o “molto buono”, mentre per la maggior parte (45,8%) è “sufficiente” o “discreto; c’è poi il restante 32,5% che lo ritiene “insufficiente”. Un dato non da poco visto che riguarda un legale su tre. La situazione è solo leggermente migliore fra i commercialisti: la percentuale di coloro che hanno risposto “buono” o “ottimo” sale al 28,8%, chi considera i propri guadagni “sufficienti” o “discreti” costituisce il 49,5%, mentre gli insoddisfatti sono “solo” il 21,6%. In assoluto i più soddisfatti sono i medici con il 53,7% degli intervistati che ha espresso un giudizio positivo, mentre all’estremità opposta si trovano gli architetti, fra i quali solo uno su dieci (9,9%) si dice soddisfatto e ben uno su due (46,1%) insoddisfatto. «Una prima sintesi interpretativa del Rapporto di quest’anno deve riconoscere in primo luogo la definitiva fuoriuscita dalla crisi che aveva attanagliato i liberi professionisti tra il 2008 e il 2013 – afferma Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni – I segnali di una solida ripresa provengono dal numero dei liberi professionisti in attività, circa 1,4 milioni, e dei datori di lavoro, stimati in oltre 200mila nelle varie forme societarie adottate, come pure dal numero dei dipendenti, circa 900mila, senza dimenticare la conferma di almeno quattro anni di redditi mediamente in crescita». In Italia ci sono ben 200mila avvocati e procuratori legali, che rappresentano la categoria professionale di gran lunga più numerosa (i medici occupano il secondo posto in questa speciale classifica con 60mila iscritti in meno all’ordine). Gli avvocati costituiscono inoltre il 13,7% di tutte le figure professionali presenti in Italia. Gli avvocati non sono solo i più numerosi ma anche quelli il cui numero aumenta più velocemente assieme a psicologi e paramedici. Dal 2011 al 2017 hanno superato l’esame da avvocato più di 20mila laureati in Giurisprudenza, valore che si confronta con i 29mila nuovi paramedici e 30mila nuovi psicologi. La stragrande maggioranza degli avvocati (71,8%) esercita la professione con la formula della partita Iva a regime ordinario e semplificato e un altro 15,1% usa sempre la partita Iva ma con regime agevolato; solo un 12,5% degli avvocati adotta la forma associata e uno sparuto 0,7% quella societaria. Percentuali sostanzialmente simili le si trova nel settore dei commercialisti e consulenti del lavoro con l’unica eccezione che la forma societaria (16,2%) riscuote più successo e sottrae quote alla partita Iva. I rischi più temuti connessi con la professione sono soprattutto la tassazione elevata – hanno risposto così il 43% degli avvocati e il 26% dei commercialisti – e i continui cambiamenti normativi, cosa che preoccupata decisamente di più i commercialisti (45%) degli avvocati (26%). Per entrambe le categorie professionali c’è poi la minaccia rappresentata dalla concorrenza al ribasso da parte di altri professionisti (29% gli avvocati e 26% i commercialisti). Un’altra caratteristica che accomuna le due categorie è il forte legame con il territorio in cui operano. Tre avvocati su quattro (75,5%) operano prevalentemente sul mercato locale, mentre il 22,5% opera su quello nazionale e il restante 2% anche su quello estero. Fra i commercialisti la percentuale di coloro che opera prevalentemente in loco sale al 79%.