Avvocati: piccolo resta bello

Corriere economia, di Isidoro Trovato –

L’avvocatura italiana ha retto alla crisi. Seppure con inevitabili sofferenze, la categoria forense ha infatti dimostrato di avere una solidità che le ha permesso di affrontare di petto la lunga fase negativa congiunturale. E’ questo quanto emerge dal Rapporto annuale sull’avvocatura italiana, commissionato al Censis, presieduto da Giuseppe De Rita (nella foto), dalla Cassa Forense su un campione di quasi 8.000 avvocati.

Nell’ultimo biennio la maggior parte degli avvocati fa sapere di non avere riportato saldi negativi nel proprio fatturato: per il 25% del campione il giro d’affari è infatti aumentato, per il 30,4% è rimasto stabile. Inoltre, il 75,8% degli interpellati dichiara che il numero di addetti del proprio studio è rimasto sostanzialmente invariato, mentre per l’8,9% del campione gli occupati sono addirittura aumentati. Il giro d’affari del settore poggia soprattutto sull’assistenza giudiziale (rappresenta infatti il 65,9% dell’attività fiscalmente dichiarata dagli studi, percentuale che sale al 73,8% nel Mezzogiorno). L’attività consulenziale garantisce il 28,7% del fatturato dagli studi, quella di mediazione e di arbitrato il restante 5,4%.

La professione rispecchia il sistema economico ed è infatti composta in larga prevalenza da microstrutture: quasi il 70% del campione è titolare unico di studio e il 65% delle realtà del settore conta sui servizi di al massimo tre professionisti. Il mercato di riferimento dell’avvocatura italiana è per quasi tre quarti di natura locale, raggiunge raramente il livello regionale e nazionale, mentre è pressoché assente a livello internazionale.

Il peso del mancato o ritardato pagamento delle fatture è considerato dagli avvocati italiani il principale problema che devono affrontare nello svolgimento dell’attività professionale. Lo indica il 79,5% del campione come prima opzione di scelta tra un massimo di tre possibili risposte. Seguono il peso crescente dei costi degli adempimenti normativi, burocratici o fiscali (65,7%) e il calo della domanda di mercato (44,8%). L’avvocatura non ha infine ancora raccolto la sfida delle nuove tecnologie. Il 74,2% del campione fa sapere infatti che lo studio dove svolge la propria attività professionale non ha un proprio sito web. Chi lo ha lo utilizza in prevalenza a fini promozionali e poco per interagire con la clientela. Il passaparola tra i clienti, le relazioni sociali e le amicizie sono ancora oggi i principali canali di promozione dell’attività sul mercato.