Avvocati & Riforme Una svolta politica: più potere all’Ordine

Corriere Economia, di Isidoro Trovato –

Come un terremoto silenzioso. Il mondo dell’avvocatura cambia il volto della rappresentanza politica e dice addio all’Oua. A Rimini, nel corso dell’ultimo congresso, la massima assise ha deciso di chiudere l’esperienza dell’Organismo unitario dell’avvocatura in favore dell’Organismo congressuale forense (Ocf).

Ma che cosa cambia? «Ci sono differenze fondamentali – sostiene Sergio Paparo, presidente degli avvocati di Firenze -. La proposta di ridefinizione della rappresentanza politica dell’avvocatura che la componente ordinistica ha presentato al Congresso, ricevendo un consenso nettissimo, si differenzia dal precedente modello per alcuni elementi. Innanzitutto è stata valorizzata la soggettività del corpo congressuale: i delegati eletti nei singoli Ordini circondariali rimarranno in carica da un congresso all’altro, tendenzialmente ogni tre anni, essendo stata prevista la possibilità che si svolgano sessioni congressuali intermedie per consentire alla massima assise dell’avvocatura, così la legge forense qualifica il Congresso, di intervenire puntualmente sulle questioni relative alla giustizia, ai diritti fondamentali ed alla professione formulando le sue proposte».

Ma la novità più evidente rimane di sicuro la scomparsa dell’Oua. «È stato ideato – sottolinea Paparo – un organismo rappresentativo del Congresso, e dunque dell’avvocatura, che, nel rigoroso rispetto delle prerogative di rappresentanza istituzionale che la legge professionale riconosce ai Consigli dell’Ordine a livello locale, e al Consiglio nazionale forense, avrà il compito di dare attuazione alle proposte e ai deliberati del Congresso.

Lo scontro

Sul tema però i pareri non sono unanimi e le ferite dello strappo sono tutt’altro che rimarginate. «Sono finiti gli alibi – avvisa Mirella Casiello, presidente dell’Oua -. Viene meno un capro espiatorio. É sembrato quasi un passaggio sacrificale, si sarebbe potuto cambiare, individuando i problemi che hanno spesso limitato l’azione politica dell’Organismo unitario, invece di disperdere il patrimonio storico dell’Oua. Noi ce l’abbiamo messa tutta, andando a confrontarci in ogni foro d’Italia. Ora avremo un organismo con una forte prevalenza ordinistica, ridotto nei numeri e con una convocazione del Congresso più dilatata nel tempo: da biennale a triennale. Certo rimane il miraggio di poter convocare il congresso in forma straordinaria: una ipotesi simil -assemblearista, dal sapore antico, che difficilmente verrà praticata. Ora però tutti, fatta questa scelta, dobbiamo superare le polemiche e impegnarci per trovare unità, ma rispettando la pluralità, economica, sociale e culturale dell’avvocatura, ma soprattutto essendo più incisivi nell’azione politica con il governo».

Variazioni

Rispetto al precedente modello dell’Organismo unitario dell’avvocatura, col nuovo assetto spicca l’abrogazione dell’incompatibilità fra la carica di componente delle istituzioni forensi e quella di componente del nuovo organismo, incompatibilità che rimane invece per la carica apicale di coordinatore di Ocf. D’ora in avanti quindi spetterà all’Organismo congressuale strutturare con le associazioni forensi (generaliste e specialistiche) un rapporto di costante dialogo. «In tal senso però – avverte Paparo – va salutata con grande soddisfazione la scelta che è stata fatta di assicurare al Congresso e, soprattutto, all’Ocf, le risorse economiche indispensabili per svolgere al meglio il suo compito di rappresentanza politica della categoria; ogni avvocato contribuirà al finanziamento nell’ambito della quota che, tramite gli Ordini locali, sarà versata al Cnf che svolgerà il significativo ruolo di garante del necessario sostegno economico».

Aspetto che però viene giudicato da molti come prodromico a un modello Cnf centrico.