Avvocati: serve «l’equo compenso»

Il Sole 24 Ore, di Giovanni Negri –

Uno scorcio di legislatura che, sulle politiche della giustizia, deve essere all’insegna del pragmatismo. Abbandonando velleità di riforme di struttura per scommettere invece su una serie di misure che all’ avvocatura stanno molto a cuore. Quelle che ha indicato Andrea Mascherin nella relazione che ha aperto i lavori del XXXIII Congresso nazionale forense in corso a Rimini. Il presidente del Cnf (Consiglio nazionale forense) ha messo l’accento sull’impegno del Consiglio che ha ormai messoa punto un disegno di legge per garantire un compenso equo agli avvocati nei rapporti con i grandi clienti (banche, imprese) cancellando il rischio di clausole vessatorie. Di più, dal ministero della Giustizia il Cnf si aspetta anche un cambio di passo sulla presenza degli avvocati nei consigli giudiziari. Presenza che, a dire dello stesso ministro Andrea Orlando, dovrà contemplare anche una possibilità di giudizio dei legali nella valutazione dei magistrati. Una previsione che è già inserita nell’articolato messo a punto dalla commissione Vietti sul nuovo ordinamento giudiziario, ma che potrebbe e, per il Cnf, dovrebbe essere stralciata per essere inserita in un provvedimento da presentare subito in Parlamento. Parlamento dove dovrebbe marciare, tra l’altro, in maniera ora abbastanza spedita il disegno di legge Falanga (in discussione al Senato) per rivedere la disciplina delle elezioni forensi, dove la “quadra” potrebbe essere rappresentata dalla regola dei due terzi, con liste cioè presentate per il massimo dei due terzi dei posti di consigliere disponibile con rispetto della rappresentanza di genere. Ma anche su questo serve un chiarimento da parte del ministero. Da Mascherin arriva poi un’ampia apertura per forme di soluzione stragiudiziale delle controversie sul modello della negoziazione assistita. Con una forte presenza degli avvocati, cioè. Senza però che a questa disponibilità anche per una loro espansione si accompagnino da parte della politica nuove improvvisazioni sul processo civile. No, per esempio, da Mascherin, alle ricorrenti tentazioni di un allargamento drastico del rito sommario di cognizione, come pure all’estensione delle competenze dei giudici di pace. Consenso pieno, invece, di Mascherin per gli sforzi del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, sul piano dell’organizzazione, troppo spesso trascurato. Dal processo telematico alle recenti assunzioni di personale di cancelleria allo sblocco dei concorsi in magistratura. La disponibilità dell’avvocatura per un salto di qualità nell’efficienza del sistema giustizia è stato forse l’unico punto di convergenza tra Mascherin e Mirella Casiello, presidente dell’Oua, ai ferri corti sul tema della rappresentanza politica. Casiello ha sottolineato come tocca innanzitutto all’avvocatura modificare radicalmente il proprio atteggiamento, muovendo dalla considerazione che nel giudizio civile si parte sempre da una richiesta di parte indirizzata alla tutela di diritti soggettivi. Richiamando quell’«etica delle convenienza», messa in evidenza dal presidente dell’Ordine di Milano, Remo Danovi, Casiello ha ricordato che per i cittadini è fondamentale puntare a una massimizzazione del vantaggio che può arrivare da un accordo raggiunto velocemente e con le garanzie di competenza che gli avvocati assicurano. E su questo punto Casiello mette in risalto la necessità di percorsi di formazione all’altezza dei nuovi compiti.