Documento sul XXVIII Congresso Forense

Associazione Provinciale Forense

Il Consiglio Direttivo dell’A.P.F. di Bergamo nella riunione del 18.5.2006 ha preso in esame la lettera in data 13.5.2006 inviata dal Presidente del C.N.F., avv. prof. Guido Alpa, al Presidente dell’Unione Triveneta e, per conoscenza, a numerosi altri destinatari, riguardante il convegno indetto a Venezia i giorni 9 e 10 giugno e avente ad oggetto un “Rinnovato Congresso Nazionale Forense”.

Nella stessa si legge, tra l’altro, che il C.N.F. in coerenza con la propria delibera del 23 marzo scorso, intende proporre nuove regole congressuali da discutere innanzi tutto con gli Ordini e con gli altri componenti dell’Avvocatura ma che, in ogni caso, la fase romana del XXVIII Congresso Forense prevista per i giorni 21-23.9.2006 si potrà svolgere solo con le nuove regole che non conterranno riferimenti all’O.U.A.

Si aggiunge, infine, che le regole sono fatte per l’uomo e non il contrario.

Le affermazioni di cui sopra sono, per il loro significato e la loro provenienza, di notevole gravità e non possono essere né condivise, né accettate da questa Associazione.

È grave ed inaccettabile, infatti, che il Presidente del C.N.F., supremo organo giurisdizionale della nostra professione, ed autorevole componente del Comitato organizzatore del Congresso nonché garante del rispetto delle regole , dichiari apertamente che quelle in vigore non valgono più e possono essere modificate unilateralmente da soggetti diversi da quelli legittimamente deputati.

È grave ed inaccettabile che i lavori di un Congresso convocato con un preciso ordine del giorno, esaminato e discusso in oltre 150 assemblee circondariali degli Ordini che hanno eletto i loro delegati, vengano cambiati e, in parte mutilati, in seguito a decisioni assunte fuori dal Congresso e dalle regole statutarie.

Il Congresso Forense è, infatti, il congresso di tutta l’Avvocatura Italiana (e non del C.N.F., dell’O.U.A., degli Ordini e/o delle Associazioni) che democraticamente è stata chiamata a partecipare ed è retto da uno statuto e da un regolamento che solamente il Congresso stesso può modificare.

Né è vero quanto affermato nella citata lettera a sostegno della linea propugnata , e cioè che a Milano non siano state poste in votazione nuove regole: in realtà, come è noto, numerose sono state le modifiche statutarie proposte ma tutte, a cominciare da quella della soppressione dell’O.U.A., sono state respinte dall’Assemblea Congressuale.

Questa è stata la volontà dell’Avvocatura democraticamente e legittimamente espressa e come tale va rispettata; solamente il Congresso potrà esaminare nuove e diverse regole per la sua composizione, costituzione e funzionamento.

Inoltre appare non esatta e fonte di preoccupazione l’affermazione secondo cui al C.N.F. e agli Ordini spetti la rappresentanza generale degli interessi della categoria, e cioè la rappresentanza politica della stessa: questa affermazione, oltre a contraddire la natura pubblicistica degli Ordini e del C.N.F., fornisce il miglior argomento a coloro che sostengono che gli Ordini professionali sono essenzialmente portatori di interessi di categoria e, pertanto, ne chiedono la soppressione.

Il Direttivo di A.P.F. denuncia apertamente come arbitrario ed illegittimo il tentativo, palesato dal Presidente del C.N.F., di modificare le regole vigenti fuori dalla loro sede naturale espropriando in tal modo il Congresso ed invita tutti gli Ordini, le Associazioni, i delegati al Congresso e gli Avvocati italiani a reagire con ogni mezzo consentito contro questo intollerabile atto di forza chiedendo che il Congresso Forense nella fase romana si tenga con le attuali regole e nel rispetto dell’ originario ordine del giorno.

Delibera di dare la massima pubblicità al presente documento, da inviare al Presidente del C.N.F. , a tutti i destinatari della sua lettera, nonché ai Delegati congressuali.

Bergamo lì, 18 maggio 2006.